"iPerché" di Impaginato, risponde Zelli: "Vi racconto di chi è la colpa del crollo del Pd abruzzese"


Prima della responsabilità del trend renziano, va cerchiato in rosso il lavoro non fatto dal Governatore



Se un'azienda non è efficiente gioco forza chiude. E i suoi vertici vengono licenziati. Perché in Abruzzo chi amministra non sa che turismo e agricoltura sono due settori dove investire con strategia e non con sterili fondi a pioggia?

Se lo chiede, tra le altre cose, Gianluca Zelli amministratore delegato di Humangest che, alla luce del sondaggio di Nando Pagnoncelli che certifica un calo vistoso del Pd in Abruzzo, cerchia in rosso i responsabili: non tanto il Segretario Matteo Renzi, ma la sua protesi regionale (quel governatore D'Alfonso contestato di nuovo ieri ad Atessa). E scalda i motori con il suo movimento Azione Politica.

D. Anche Pagnoncelli certifica il calo del Pd in Abruzzo: solo colpa del trend renziano?

R. No, la grande colpa è principalmente del Governatore D'Alfonso perché la gente si sta rendendo conto che dopo i proclami non vi è azione. Anche stavolta cerca la grande fuga: è un fatto che ogni volta che amministra, poi fa fatica a farsi rieleggere. Significa che i cittadini non gli credono più. Penso che quando si fanno delle promesse poi bisogna star bene attenti a quali condotte si realizzano.

D. Su questo tema avete anche prodotto un sondaggio: cosa ha riportato?

R. Che il Pd abruzzese dal 32,4% delle Europee nel 2014 passa al 23,5% di oggi. Attenzionando Pescara addirittura scende al 22,5%. Il forte problema è generato, quindi, dal Governatore.

D. Che bilancio fare dell'attuale giunta regionale?

R. Fallimentare, semplicemente perché i livelli di gestione della regione abruzzese appaiono tutti fortemente negativi. In primis penso al turismo, che rappresenta la maggiore vocazione presente sul nostro territorio: ma la Giunta non lo ha capito a sufficienza e D'Alfonso si è anche tenuto per sé l'assessorato fino ad un anno fa, per poi cederlo a Lolli un secondo prima delle elezioni aquilane. E non so a che titolo, se come strumento elettorale o meno.

D. E la cabina di regia ad hoc?

R. Fatta dopo sei mesi, mi sembra davvero poco. Ma anche a voler analizzare gli interventi previsti sul turismo dal Masterplan ci si rende conto che sono sempre e comunque a pioggia: manca una reale visione turistica che abbracci tutto l'humus regionale.

D. Dal punto di vista industriale che voto dare?

R. Un altro voto basso alla Giunta, basti pensare a tutte le congiunture di crisi significative che sono sotto i nostri occhi. Sono un passare la palla ai tavoli ministeriali romani, ecco quale è stata la strategia della Regione. Ma il vero vulnus è la sanità.

D. Per quale regione?

R. Si continua a rincorrere la chimera delle grandi strutture, come l'ospedale di Chieti, senza entrare davvero nel merito delle vere emergenze. Penso alla mobilità passiva, alle liste d'attesa e ad una assistenza domiciliare che prevenga le criticità non che le affronti con uno spirito di perenne emergenza. E'di tutta evidenza che gestire meglio la territoriale equivale a trasferire quelle buone prassi nei grandi nosocomi. Senza dimenticare gli ospedali periferici, come avevano promesso ad inizio legislatura. Per cui mi verrebbe da chiedere al contrario: quali sono le cose davvero fatte dal governatore? Solo capace di portare un Ministro della Repubblica ad inaugurare un campetto di provincia nel suo paese finanziato dalla Regione: ecco la fotografia istantanea del suo modus politico.

D. Mi indica tre ricette per rimettere in piedi l'Abruzzo da approntare nei primi cento giorni di un'ipotetica nuova Giunta Regionale?

R. Puntare tutte le fiches sul turismo, la vera vocazione regionale/industriale. Significa operare in concerto con tutti gli addetti ai lavori, far crescere le strutture e non solo costruirci sopra programmi generici. Serve coinvolgere i balneatori per le parti marittime, creare il modo di offrire sviluppo anche a quelle bellissime località che sono sprovviste di infrastrutture. La Giunta D'Alfonso ha messo circa 28 milioni a provincia per un totale di 100 milioni per riparare le strade: ma sono fermi, senza essere utilizzati. Occorre una vera unicità di intenti tra le parti in causa, sia montane che marittime. E chiederci quale sia la montagna abruzzese su cui investire, piuttosto che spendere 40 milioni di generici contributi. Fondamentale sarà il lavoro da fare sulle infrastrutture, navali e aeree.

D. E l'artigianato?

R. E'l'altra macro priorità. Se non si riesce a focalizzare la strategia politica sulla vera grande risorsa che abbiamo, ovvero l'artigianato, si produce poi una politica sterile. Vorrei ricordare che tutte le grandi industrie qui presenti non sono abruzzesi: e con il rischio che ci vengano portate via dalla sera alla mattina. Siamo la quarta regione d'Italia come produzione agricola: ne vogliamo tenere conto o vogliamo continuare a procedere alla cieca? Conoscere quella posizione equivale a gestire meglio, di conseguenza, i 475 milioni di fondi rurali, di cui la Giunta ne ha spesi solo 8. Il più grande problema del governatore è che non si rende conto che territorio sta amministrando. Per cui nei primi cento giorni di un'ipotetica nuova Giunta ci preoccuperemmo di sistemare i comparti turistico, agricolo e rurale. E solo dopo tagliare i nastri.

D. Il bilancio della sanità incide sui conti per il 90%: che fare?

R. Va sistemato una volta per tutte. Le risorse vanno via solo in quel grande buco nero e non è più sostenibile.

D. Che cos'è Azione Politica e cosa vuol fare da grande?

R. E'un movimento che riprende ciò che la politica degli ultimi anni ha smarrito: il cordone ombelicale con il territorio. Stiamo ripartendo dai circoli nelle città e nei paesi, attivi nel senso che dialogano con la gente carpendone i bisogni. Basta con gli slogan e con la pancia, noi puntiamo sui contenuti per far tornare i cittadini a ragionare con la testa sui problemi quotidiani. Iniziamo a renderci conto in quali settori siamo fra i primi e lì investire, perché purtroppo ci confrontiamo troppo spesso con le classifiche dove siamo in fondo.

D. Perché si è conclusa la sua esperienza con Stefano Parisi?

R. Perché era nata con questi impulsi che ho appena citato, ma poi si è fatto abbagliare da altre sirene. Dopo la grande manifestazione di Roma con circa 5000 partecipanti, di cui 400 abruzzesi, ha generato interesse su una serie di centri di voto, come Comunione e Liberazione: entità però sconosciute ai territori. Ecco, piuttosto che investire sui territori ha preferito questo altro tipo di accordo.

D. Le prossime elezioni politiche per voi saranno un “allenamento” in vista delle Regionali, o già una gara a cui prendere parte?

R. Non ho ancora una risposta, lo valuteremo nel prossimo mese. Azione Politica si muove nell'area del centrodestra con risorse nel mondo civico catalizzate da una lista nazionale che potrebbe comprenderle tutte.

D. Il modello dell'imprenditore che si presta alla politica non è un déjà-vu?

R. No, resta da usare la clava dell'efficienza. Se essa manca, un'azienda chiude e gli amministratori cambiano. Ecco, è proprio il paradigma per questa Regione: i suoi amministratori hanno fallito ed è giusto che vengano sostituiti.

 

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