"iPerché" di Impaginato, risponde Edoardo Sylos Labini: su, ricostruiamo l'Italia con il grande Vate


Non solo attore, ma artista poliedrico e soprattutto intellettuale: ragiona sulla metafora del crollo di Santa Croce



Il Vate come una bussola, non solo per lo spessore delle sue opere, ma perché capace di lasciare una grande lezione ai posteri: su quella pietra, e solo su quella, sarà possibile tentare di ricostruire l'Italia.

E'una delle pillole di riflessione di Edoardo Sylos Labini, attore, artista poliedrico e intellettuale capace di farsi protagonista e ispiratore, amanuense e regista per stimolare un Paese pigro e prigioniero di gangli ideologici a rivoltarsi. Per non perire.

Vent'anni dopo il personaggio di McPherson, ecco di nuovo i drink e i pensieri nello spettacolo “Uno sbagliato” dal 24 ottobre al Teatro Golden di Roma: perché questo secondo tempo?

Quel 25enne a cui mi sono ispirato, da proletario irlandese di quattro lustri fa, ora sembra un 40enne italiano: ciò deve farci ragionare, perché ci sono gli stessi problemi come il mutuo, il posto di lavoro, la fuga dalla famiglia, la crisi valoriale, il fancazzismo.

Perché quel nome?

Perché tutto ciò che fa uno di sbagliato, lui riesce a farlo in questo week-end. Quando ci si siede al bancone di un pub e si vede una persona affonare nell'alcool, ci si chiede: perché? Quale umanità c'è dietro? E questa umanità, questa fuga dalle proprie responsabilità potrebbe accadere a ciascuno di noi. Famiglia, lavoro, fuga da se stessi: è una questione generazionale in questo momento di grande incertezza. E lo sbagliato si muove in una grande città, nel mondo superficiale e fancazzista, da cui poi alla fine decide di rientrare a casa dalla sua famiglia: perché quella, almeno, è un valore.

Crede che abbiamo vissuto una bolla durata trent'anni allora?

Più che una bolla si è imposto un modello che di culturale non aveva nulla. Lì è il nodo: il nostro Paese deve ripartire dalla cultura e l'incidente accaduto a Santa Croce è la metafora del disastro italiano. Se un pezzo di arte italiana cade in testa ad un turista e lo uccide, beh questo è un messaggio divino di come l'Italia sia ridotta. Le opere d'arte si rivoltano contro di noi.

Qui si inserisce la rete Cultura e Identità?

Una rete di associazioni, imprenditori, artisti, intellettuali, uomini e donne che operano nella cultura intenzionati a battersi per il rilancio culturale del nostro Paese, ma non solo. Credo che serva come l'aria un approccio culturale anche ai grandi temi di attualità.

Scontiamo anche un macro freno a mano ideologico in questo campo?

Il privato, per certa ideologia post marxista, è stato considerato come un diavolo. Del resto non vuol dire svendere i propri beni culturali, ma se lo Stato è assente allora il privato deve intervenire nella gestione e non nella proprietà che resta al pubblico. Finché non sarà possibile ricreare una classe dirigente in grado di posizionare persone preparate non ne usciremo. E non c'è bisogno di chiamare i manager stranieri come fatto dal ministro Dario Franceschini: è pur vero che hanno tutti un gran curriculum, ma si è dato un messaggio sbagliato, come se l'Italia non fosse in grado di far nulla.

E invece?

Io avrei dato un impulso diverso: vedere il privato non come un pericolo, anzi. Siamo figli di questa ideologia: con la rete di Cultura e Identità invece andiamo a costruire un contraltare al mondo del politicamente corretto. Tra l'altro si tratta di un mondo che credo non abbia creato nulla, figlio di un qualunquismo militante proprio all'interno di una crisi di valori.

Che modello occorre?

Un altro. Quello che la destra non è riuscita a incarnare. Il modello è stato quello berlusconiano, che è diverso: è quello delle tv private che va bene per un imprenditore, ma non per la nostra storia italiana. Dall'altro lato c'era il modello marxista che si definisce antifasciata, antiberlusconiano, anti privati: solo anti ma senza un per, per di più senza produrre un qualcosa di utile, fatta eccezione per sacche di potere e poltrone. Occorrerà del tempo, sia chiaro, dovremo prima educare i nostri figli che comporranno la classe dirigente del futuro con una spiccata sensibilità artistica, consci che siamo il Paese della bellezza. Se non lo faremo bene, allora cadranno altri monumenti in testa ad altri turisti.

L'avventura del Giornale OFF che tassello è stato in questo mosaico?

Nasce per quello. Ho iniziato a fare teatro con i grandi, ma poi ho tentato di costruire una mia linea: dal basso e ripartendo dai teatri off. Un progetto artistico ed una necessità intima, prima che una questione professionale ed economica. Per cui diamo visibilità ad artisti di valore che, per varie ragioni, non ne hanno. Progressivamente sta diventando un punto di riferimento, mi auguro importante.

A febbraio nei “lunedì della cultura” sarà impegnato al Manzoni con D'Annunzio: cosa l'affascina del Vate abruzzese?

Ha fatto una grande battaglia culturale in Italia: è un patriota italiano, è figlio di quel Risorgimento che come valore abbiamo completamente dimenticato. Ha fatto della propria vita un'opera d'arte, e guardando il Vittoriale si può scorgere cosa è stata la sua vita: un racconto di pietre vive della storia italiana. E'stato il primo poeta andato a combattere in trincea; il primo intellettuale capace di inventare il gossip per vendere la cultura; il primo grande comunicatore. Possiamo imparare una immensa lezione da lui, ancora dopo 150 anni. E in quanto poeta della forma, ci lascia liriche che fanno di lui nel mondo il poeta italiano più cliccato in assoluto (anche di Dante). Non se ne può prescindere per ricostruire.

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