Post primarie Pd, cosa cambia (anche in Abruzzo)?


L'effetto Zingaretti secondo Fina, Cialente e Di Sabatino


di Anna Di Donato
Categoria: ABRUZZO
05/03/2019 alle ore 16:15



Nicola Zingaretti è il nuovo segretario del Partito Democratico con un ampio raggio di consensi nel voto popolare delle primarie. Molto alta l’affluenza, attestatasi a 1.600.000. Ma cosa succederà adesso? Cosa cambierà nelle politiche del Pd? Si procederà con lo schema Legnini oppure preparando il terreno nel perimetro Dem? Impaginato.it lo ha chiesto a Michele Fina (Responsabile Università e Ricerca Pd), Renzo Di Sabatino (segretario regionale Pd), Massimo Cialente (ex sindaco L’Aquila). 

FINA

La scontata vittoria di Zingaretti cosa cambia nelle politiche del Pd? “Non era scontata questa straordinaria partecipazione. E, vista l’ampia vittoria di Zingaretti, non è difficile cogliere l’origine di questo successo: un messaggio di forte discontinuità che in tanti hanno visto come una nuova speranza. Cambierà molto nelle politiche del PD, nella sua organizzazione interna e nei suoi rapporti con la società”. 

Come procedere adesso? Con lo "schema Legnini", ovvero il civismo a trainare il partito oppure preparando il terreno nel perimetro dem? “Procederà come ha proposto Zingaretti: con un PD che sia capace, come è stato capace Legnini in Abruzzo, di tessere un’alleanza ampia intorno a valori chiari e ad idee radicali. A partire dal tema delle diseguaglianze crescenti. Solo così si ricostruisce un rapporto di fiducia tra un partito e il suo popolo. Il lavoro sarà lungo e ieri è solo iniziato”.

DI SABATINO

“Intanto, ancor più rilevante per il Pd della vittoria di Zingaretti è stato il numero dei militanti e simpatizzanti che sono stati alle urne perché quello è il segnale ancora più importante. Un conto è prendere il 65% con 500mila votanti, un conto il 70% su 1,8 milioni. C’è un segnale dato chiaramente a tutti i gruppi dirigenti di cambiare passo, chiudere la fase delle divisioni e del partito del capo e aprine un’altra, ossia quella della ricostruzione di un partito che col renzismo era stato destrutturato.  
Come si procederà ora? Difficile dirlo adesso. Faccio un esempio, quello delle europee. Non so quale sarà la linea del segretario, la dovrà naturalmente chiarire, cioè come si struttura un campo più largo. Se si avessero soggetti politici già ben definiti si potrebbe dire ok, ci si presenta ognuno con il suo simbolo nell’ambito di un perimetro federativo. Siccome oltre il Pd sono rimasti pochi partiti strutturati, non è detto che il Partito Democratico faccia un gesto di generosità ossia non quello di togliersi ma di aprirsi per permettere l’allargamento, consentire anche alle persone che non sono Pd di partecipare in questo momento insieme a noi.

Questo però lo devono decidere il Segretario e l'assemblea nazionale, con la più ampia condivisione possibile. Io spero che accanto al PD vi siano altri soggetti politici con esperienze e tradizioni diverse, ma se non dovesse essere possibile, si potrebbe pensare a un unico listone che richiami ai valori fondanti dell'Europa con dentro il simbolo del PD edizione altri dalla sinistra a +Europa al centro moderato che si oppone a sovranisti e populisti”. 


CIALENTE

“Credo che cambi il fatto che si ricominci a far politica e a ragionare. Spero in un metodo diverso che abbia la forza di mettere uno stop al correntismo. Questo perché è il correntismo che ha distrutto il partito. Finalmente, si comincia a spendere un progetto per l’Italia, un progetto che punti a creare occupazione. Terza cosa, finalmente si mette mano a una redistribuzione della ricchezza perché ormai qui in Italia (come in tutta Europa) i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, soli e disperati. Mi aspetto che rinasca un partito nell’ambito di un grande schieramento, però un partito vero. È molto tempo che la politica la fanno gli eletti per conto loro, senza confrontarsi con nessuno e questa cosa non è più possibile. I partiti vanno riorganizzati perché è vero che ci sono le chat, i social, però quando si discute se si sta intorno a un tavolo, in un’assemblea ci si confronta, si ascolta gli altri. Stando sempre chiusi nelle proprie stanze no”. 

"Il futuro? Adesso l'unico è lo schema Legnini. Il grande errore di Veltroni e Renzi è stato quello del Pd maggioritario. In Italia non esiste vocazione maggioritaria, non ce la fai da solo, non puoi governare. A parte che non c’è più il bipolarismo, ma poi lo stesso centrodestra è composto da tre forze che hanno 3 dialoghi diversi. Non puoi pensare di essere un Pd onnicomprensivo soprattutto se hai fatto politiche che hanno allontanato gente. A L’Aquila il partito si è assottigliato sempre di più, è un partito che ha fatto la cura dimagrante. Quindi ora si tratta di ricostruire, chiamare gente e soprattutto anche con altre forze, forme di civismo. È chiaro che il Pd è uno dei capisaldi. È come una capanna: c’è un palo centrale che regge l’architrave e poi ci sono gli altri. Si deve ripartire soprattutto riallacciandosi a quelli che erano i nostri interlocutori. Il grande errore di Renzi è stato credere di poter fare riforme contro sindacati, mondo della scuola. Le riforme si fanno con le persone, non si calano dall’alto…bisogna trovare insieme la strada. I problemi complessi richiedono soluzioni complesse e tali soluzioni prima di tutto non ce l’hanno tutti in testa e secondo vanno risolte insieme. Noi ci siamo isolati, abbiamo fatto cose giuste, dopodiché la cosa terribile sono state le scissioni. Spero che cambino statuto, che si facciano congressi e spero si torni a votare per tesi, che si torni alla militanza vera, a riallacciare rapporti con il mondo dell’imprenditoria…senza dimenticare che attualmente, i primi problemi dell’Italia sono disoccupazione e povertà”. 

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