L'importanza della Libia, per oggi e per il domani (anche italiano)


Il fuoco incrociato avviato con Bruxelles sulla manovra del governo non metta in secondo piano la Conferenza di Palermo



Il fuoco incrociato avviato con Bruxelles sulla manovra italiana non metta in secondo piano la Conferenza sulla Libia del prossimo 13 novembre. Sarebbe questo un errore blu, per tutti, di cui Roma pagherebbe le conseguenze per molti anni.

L'importanza della Libia non verte solo sull'oggi del Mediterraneo, ma anche sul domani dell'Italia. Roma dovrebbe avere più coraggio, a questo punto del guado, e sfruttare l'appuntamento siciliano per fare davvero un'opa su Tripoli e Misurata.

In primis tessendo una tela di relazioni durature ed efficaci che sia più unitaria, e senza quelle contaminazioni (più interne che esterne) che, soprattutto nelle utime settimane, hanno da un lato delegittimato il nostro ambasciatore Perrone e dall'altro irrigidito il generale Haftar. Con l'uomo forte della Cirenaica, piaccia o meno, va intrecciato un rapporto, franco e costruttivo, altrimenti la rete delle tribù orientali andrà persa, o consegnata ad altri soggetti.

In secundis chiedere agli stati membri di convergere sulla cabina di regia italiana: in questo la Farnesina potrebbe anche osare di più, non solo offrendo all'esterno l'impressione di un gran lavoro verso Palermo (così da avere la contemporanea presenza in Sicilia di Trump e Putin), ma anche cambiando volto dinanzi all'Ue e soprattutto dinanzi a Parigi, rea di una politica pericolosa e scomposta, che già nel 2011 ha prodotto danni permamenti.

Dall'avvio dell'amministrazione Trump, Washington nei fatti ha chiesto un impegno diverso all'Italia, che per mille ragioni purtroppo non c'è stato durante il governo Renzi. Adesso il governo Conte, al netto delle altre problematiche con cui deve confrontarsi, non può relegare il dossier Libia al secondo posto, perché sarebbe controproducente e autolesionistico.

Un passaggio sottolineato anche dal Presidente del Parlamento europeo, l'italiano Antonio Tajani, che ha chiesto ai paesi membri di costruire il percorso di avvicinamento alla Conferenza di Palermo con una visione univoca, aggiungendo che l'Ue dovrebbe fornire ai libici una posizione maggiormente condivisa e unificata.

Il rischio è che le continue frizioni Roma-Parigi, anche per via della cocciutaggine dell'Eliseo, non aiutino a risolvere la crisi e dare stabilità in Libia, che è fondamentale per gli interessi non solo dell'Ue ma dell'Italia che di Tripoli è prima dirimpettaia.

E dovrebbe diventare anche il primo player geopolitico in loco.

 

 

twitter@ImpaginatoTw