Chi fugge in fretta e furia dal Pd abruzzese (e non solo dopo il flop di Atessa)


Nomi, voci e azioni che raccontano una crisi che non è solo nazionale. E tutti gli indizi portano alla Regione



Il Pd abruzzese è un partito vivo e in movimento, ha decretato poche sere fa il coordinatore regionale Marco Rapino. Ma i mal di pancia che affliggono i renziani abruzzesi stanno a dimostrare, invece, esattamente il contrario. C'è un malessere diffuso e diversificato che sta abbracciando non da oggi i democrat.

Ben prima del flop della convention di Atessa, che ha fatto registrare pochissime presenze, si erano verificati numerosi movimenti tellurici interni a testimonianza di una sofferenza (ideologica e metodologica) nei confronti della gestione D'Alfonso, come tra le altre cose l'incredibile gaffe del segretario di Alba Adriatica.

 

TERAMO

A Teramo la campanella è stata suonata da Graziella Cordone, membro del Pd ed ex candidata sindaco contro Brucchi, che dopo lo sfogo di qualche settimana fa di un partito senza ideali, ha mollato in occasione della tornata congressuale con queste motivazioni: “Dopo aver votato per l'ultima volta in occasione delle elezioni per la Segreteria Provinciale, ho deciso di non rinnovare la tessera e di lasciare il Pd. Non ero favorevole alla riforma costituzionale, in realtà, non ho mai condiviso le scelte politiche, spesso contingenti, della linea del Segretario Nazionale, né le riforme effettuate. Sono troppe le divergenze su temi rilevanti come quelli che incidono sul territorio. Inoltre non potrei mai identificarmi in una realtà in cui vige una esasperata personalizzazione della politica su tutti i fronti. Infine, la presenza di un clima diffuso, di intolleranza e di denigrazione delle opinioni non allineate a quelle del partito. Tornerò a fare le battaglie vicino ai cittadini teramani e contro le brutture di questa amministrazione”.

 

CORRENTE RED

Ma prima del caso Cordone erano stati i “carbonari” teramani a dare più di un indizio di sofferenza al Pd dalfonsiano. Come dimostrato dalla nascita della Corrente Red, causata dall'iper decisionismo (mescolato ad attivismo e annuncismo) del Governatore che di fatto ha progressivamente messo in secondo piano i temi tanto cari agli ex partecipanti alle feste dell'unità. "Uno dei momenti più bui per la credibilità della politica e per la considerazione che i cittadini hanno dei politici” dichiararono i promotori di Red, che puntarono il dito contro la dispersione di militanti e simpatizzanti.

Tra i Dem che aderiscono a Red Teramo, spiccano nomi noti dei democrat provinciali: si va da Nerina Alonzo, Membro CDA Area Marina Protetta a Marcello Di Emidio, Dirigente PD Montorio al Vomano; da Francesca Di Gregorio, Assessore Comunale a Bellante a Chiara Di Nardo, Consigliere Comunale ad Atri; da Pierino Di Pietro, Vicesindaco a Nereto a Angelo Falone, Responsabile regionale Rete Dem; da Piergiorgio Possenti, Consigliere Comunale ad Isola del Gran Sasso a Emanuela Rispoli, Vicesindaco a Tossicia; da Luca Scarpantoni, Dirigente PD Teramo a Federica Vasanella, Consigliere Provinciale e Consigliere Comunale a Giulianova. In parallelo ecco all'Aquila il movimento Globuli rossi, per "donare un po'di sangue" ad un partito anemico.

 

COPPOLA

C'è poi il caso di Alexandra Coppola, responsabile dell’Organizzazione del Pd Abruzzo, che dopo più di due lustri di militanza è stata messa alla porta. Ecco le sue parole: “Non mi ha fatto nemmeno una telefonata e non mi ha neppure risposto al telefono quando ho provato a chiamarlo. Sono venuta a saperlo solo due settimane dopo che avevano preso la decisione e per caso, tramite altre persone. Non sono disturbata dalla rimozione da un ruolo, ma dai modi con i quali sono venuta a conoscenza di essere stata defenestrata. La politica non deve essere per sempre. Ma se in Abruzzo il Pd è diventato il partito che nemmeno fornisce una comunicazione del genere, ad una persona che per 12 anni è sempre stata presente, allora significa che c'è un problema e mi chiedo come si possa essere credibili all’esterno”.

 

CONGREGA, NON CONGRESSO

I congressi hanno suscitato la reazione della deputata Maria Amato che proprio poche settimane fa in occasione di quello di Vasto si lasciò andare ad un'analisi amara: “Non ero presente al congresso, perché avevo un impegno precedente, visto che l'sms di convocazione è arrivato solo tre giorni prima, e non disdico incontri stabiliti da settimane per una assemblea di ratifica di una decisione non condivisa. Dire senza ipocrisia quali sono i problemi non è buttarla in caciara, come scrive la Segretaria Provinciale uscente, nonchè una del triunvirato (Chiara Zappalorto, Silvio Paolucci e Marco Rapino), che con un commissariamento di un anno ha totalmente bloccato la normale attività del circolo di Vasto. Mi dovranno spiegare perché non si è visto mai nessuno di loro. Dire senza ipocrisia che non accettiamo il pensiero unico, che non condividiamo i caminetti e neppure le tavernette (se non ricordo male era uno dei cavalli di battaglia del nuovo corso del PD del giovanilismo) non è un modo per sfasciare. Un segretario imposto ha vita più difficile di uno scelto con un percorso congressuale vero, una scelta maturata insieme era possibile e non necessariamente sarebbe finita su un altro nome. Congresso è diverso da congrega”.

 

FISCHI A RENZI

Un imbarazzo che si è toccato con mano in occasione della visita di Matteo Renzi, con fischi, conditi anche da un "vaffa" sgarbato, accanto alla gran parte del Pd che ha deciso di ignorare la discesa del Segretario democrat, nell'imbarazzo palpabile del Governatore D'Alfonso. In quella circostanza pochissimi erano stati sulla lista i nomi dei rappresentanti del Partito Democratico: Luciano D’Alfonso, Giovanni Lolli, Silvio Paolucci, Camillo D’Alessandro, Francesco Menna, Chiara Zappalorto, Gianni Cordisco, Gianfranco Basterebbe e Antonio Boschetti. Escluso dal cerchio magico, non era sulla lista, il nome di un altro segretario, quello regionale, Marco Rapino, che riuscì ad entrare solo dopo aver atteso l’autorizzazione di qualcuno all'ingresso. Mentre all'esterno montava la protesta per il caso della Honeywell di Atessa.

 

L'ULTIMA DIREZIONE

L'ultima direzione Pd dello scorso 21 novembre si è rivelata degna di un saloon, con tanto di rischio-rissa e stracci volati verso il Governatore renziano. Prima lo scontro con Maurizio Teodoro concluso a male parole, con i due gruppi che a fine serata si sono sfiorati per strada. Senza contare le parole del parlamentare Toni Castricone, a cui D'Alfonso ha tentato di controbattere ma è stato placcato dallo stesso Teodoro, seduto dietro di lui.

 

ALLARME SONDAGGI

Ci sono poi due sondaggi di “peso” che preoccupano il Nazareno abruzzese. Il primo è stato sciorinato da Pagnoncelli pubblicato sul Corriere della Sera: il Pd abruzzese è al 25,5 per cento e non porterà a casa nessun seggio uninominale (il bottino se lo divideranno centrodestra con 2 seggi e Cinquestelle con 3). Mentre il secondo commissionato dal centrodestra assegna al Pd soltanto il 23,5 per cento, al Centrodestra il 30 per cento e ai Cinquestelle il 34.

Un quadro che, se confermato, porterebbe ad una debacle non solo per il Pd ma per l'intera classe di governo abruzzese.

 

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