Caramanico Terme boccheggia: abbandonati dalla Regione


Piscina termale ko, assessore al turismo inesistente, prenotazioni giù. I commercianti: "Ridotti a farci autopromozione su facebook"


di Leone Protomastro
Categoria: ABRUZZO
30/07/2018 alle ore 09:47

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E adesso chi paga? Caramanico Terme sta vivendo una stagione turistica complicatissima. I mesi di giugno e luglio sono stati ampiamente al di sotto delle aspettative, complice anche la questione della piscina termale indebitata e al momento bloccata (su cui sta nascendo una petizione online promossa dagli esercenti locali). Ma la Regione che dice?

“Caramanico senza piscina è come una località di mare senza spiaggia – dice a Impaginato.it il gestore di un negozietto in centro – pazzesco, visto e considerato che fino a 4 anni fa facevamo buoni affari, con romani, pugliesi, tedeschi e francesi”. Inoltre dopo i fatti legati a Rigopiano, Camaranico ha vissuto mesi di ampie nevicate ma restando senza l'intervento delle idrovore che ovviamente erano tutte concentrate nella zona della tragedia.

Tra l'altro il trend turistico appare ancora più preoccupante perché l'assessore regionale termale è proprio di queste parti. “E chi l'ha visto qui – aggiunge un commerciante che vuole restare nell'ombra – ci sta mancando la terra sotto i piedi anche perché, proprio adesso che italiani e stranieri stanno riscoprendo attività belle e affascinanti come passeggiate nei boschi e attività di cucina legata alle specificità del territorio, a noi manca una cabina di regia regionale. Come mi promuovo? Ho scelto gioco-forza la strada dei social e purtroppo solo quella...”. 

I cittadini non se la prendono più neanche con il sindaco, dal momento che non riesce a interloquire (e non per colpa sua) con i vertici regionali per un'emergenza così pressante, mentre a pochi chilometri di distanza si spendono 400mila euro per un campetto di provincia (ma è Lettomanoppello, bellezza!)

Ecco il punto: in altre Regioni come ad esempio Trentino e Puglia esiste un marchio certificato legato al turismo regionale. In Abruzzo, invece, si è scelta la strada dei tagli dei nastri o delle iniziative “sloganeggianti” che alla fine non fanno pil e non fanno crescere l'indotto. 

 

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