Crisi di governo: fate presto (ma anche gli altri facciano bene)


Riflessioni a voce alta su dove va la partitocrazia italiana orfana di pensatoi e neuroni


di Francesco De Palo
Categoria: Editoriale
02/09/2019 alle ore 09:24



Che l'Italia abbia bisogno subito di un governo, quando mancano pochi giorni alla costruzione di una legge di bilancio che impedisca l'aumento dell'iva e la speculazione dei mercati, è evidente. Ma per un momento si lascino da parte le dinamiche ministeriali, i ricatti di qualche ras, i veti e i controveti e si provi a ragionare, in prospettiva, su ciò che manca davvero alla politica di casa nostra.

Pensatoi, oltre che comizi di piazza; progetti, oltre che tweet e likes; ragionamenti, prima dei pollai televisivi.

Insomma, manca la politica.

Chi resterà all'opposizione in questa nuova fase che sta iniziando ha dinanzi a sé una straordinaria opportunità: seminare nuovamente la narrazione di un costrutto serio e credibile, poggiato sul trittico analisi-programmazione-azione in questo preciso ordine. Questa l'unica strada per dare agli elettori una parvenza di potabilità, al Paese una serie di policies utili e non dense di retorica, all'esterno finalmente l'immagine di un sistema affidabile e non incubatore di risolini e soliti pregiudizi (dei quali nessuno oggettivamente può dolersi, visti i fatti).

In primis fare di conto. Il binomio quota 100 e reddito di cittadinanza è stato un bene o un male per l'Italia e il suo bilancio? Occorre una risposta credibile, sulla quale si deve poggiare una manovra che non debba mettere le mani nelle tasche degli italiani, ma che rimetta in piedi i conti e punti allo sviluppo.

Nel manifesto politico lanciato dal patron di Rcs Urbano Cairo qualche giorno da sul Foglio si ventilava un taglio degli sprechi cospicuo come punto di partenza. Giusto, soprattutto vedendo che nel Parlamento italiano dove tutti dispongono di smartphone o ipad si stampano ancora migliaia di pagine di provvedimenti e comunicazioni. Una goccia nell'oceano, certo, ma è il manico che deve cambiare.

In secondo luogo cogitare. La crisi sistemica della Prima Repubblica, che ha portato all'eliminazione dei partiti storici italiani, ha cancellato parimenti anche una certa scuola di politica. Pensare, studiare, formarsi, elevarsi per fare politica. Quindi riviste di area, think thank, formazione, scambi culturali internazionali, per creare una classe dirigente. Un passaggio ideale che andrebbe ripreso, così come fanno costantemente all'estero. La Fondazione tedesca Adenauer, da sempre serbatoio umano e valoriale della Cdu merkeliana, ha sedi in diversi continenti oltre che a Berlino. Stesso dicasi per Democratici e Repubblicani americani.

Segno che il concetto stesso va oltre leadero e cariche. In Italia no, anche perché vivono e si moltiplicano partiti personali. Ed è questo un vulnus preciso che va sanato se si vuole riconquistare elettorati disillusi e investitori disinnamorati dello stivale.

Terzo, le riforme, quindi l'intervento di quei tecnici, competenti e responsabili, che ridisegnino l'infrastruttura Italia. Non è retorica invocare l'impegno dei migliori, perché in cuor suo nessuno di noi sceglierebbe di affidare la propria salute ad un medico scarso. Per cui, fuori da ogni possibile ipocrisia, che si formino i nuovi, che si scelgano i bravi, che si ricostruisca ciò che dal pentapartito in avanti è clamorosamente mancato all'Italia e agli italiani.

Non è nostalgismo, ma voglia di futuro.

 

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