Interconnessioni e big data: il nuovo business Mediterraneo


E' come se le scorie della crisi-Lehman fossero state controbilanciate da un nuovo ruolo che il quadrante può assumere



C'è una fervente attività sottomarina che sta caratterizzando la vita geopolitica del Mediterraneo: si lavora a due mega cavi sottomarini che potrebbero rivoluzionare il settore delle comunicazioni e dell'Ict. 

Il primo partirà da Cipro e sboccherà a Gibilterra, dove poi potrà trovare il suo “gemello” a sua volta collegato alla costa atlantica degli Usa ed è su scala mondiale. Il secondo attraversa i fondali di Creta e riguarderà il solo quadrante euromediterraneo.

Entrambi avranno un elevatissimo potenziale legato alla velocità di dati e telecomunicazioni, riportando al centro della scena globale il Mare Nostrum.

Una gigantesca fibra ottica, il primo, realizzata dalla cipriota Quantum Cable, per 200 milioni di dollari. Operativo dal 2020, con una capacità 40 volte superiore a quella dei cavi attualmente esistenti sotto il Mar Mediterraneo. Secondo i calcoli preliminari si potrà avere una potenza dati per 160 terabyte al secondo (Tbps) che scorreranno attraverso Israele e gestire contemporaneamente 80 milioni di chiamate video ad alta definizione tra Asia ed Europa.

Il secondo invece avrà una capacità di 2000-3000 megawatt ed è il frutto della sinergia tra Egitto, Grecia e Cipro: le firme pochi gioni fa al Cairo tra i ministri degli esteri dei tre paesi, l’egiziano Samech Sucre, il greco Nikos Kotzias e il cipriota Nicos Christodoulides.

Di fatto entrambi i progetti hanno il merito di contribuire alla nuova strategicità mediterranea, intesa dal punto di vista economico, geopolitico, militare e tecnologico. E' come se le scorie della crisi bancaria di Lehman che dal 2008 ad oggi ha avuto effetti nefasti (e continua ad avere) sulle economie dei paesi Ue, sia stata controbilanciata da un nuovo ruolo che il quadrante Mediterraneo può assumere.

Il gas, il dossier idrocarburi legato alle nuove scoperte in Egitto e Israele, il ruolo pionieristico dell'Eni, i progetti di Snam, i nuovi gasdotti e le rotte caucasiche e artiche.

Tutto lascia pensare che al Mediterraneo possa essere concessa una nuova opportunità di centralità non solo su scala europea ma intercontinentale.

Lo dimostra la contemporanea presenza in queste acque di colossi come Exxon Mobile, Total, Bp che si sono inserire nella ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo orientale.

L'auspicio è che la classe dirigente (anche italiana) si dimostri all'altezza di queste nuove sfide che, potenzialmente, sono in grado se giocate al meglio di portare in dote decenni di benessere, economico e geopolitico.

 

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