La Grecia che funziona: Trikala e l'esempio smart (anche per l'Italia)


Partecipando a progetti finanziati dall'Ue e dando alle aziende tecnologiche locali sede per esperimenti, la città ha tagliato il debito di 20 milioni di euro



Colpa della troika o di un sistema che non si rinnova né si riforma come dovrebbe? Al di là di come la si pensi (personalmente dico entrambi) c'è una terza via che città virtuose potrebbero imboccare per non imbullonarsi a prestatori (eterni) di denari che poi, alla fine della fiera, influiscono sulla qualità della vita reale di cittadini e imprese, costretti come in Grecia e Argentina ad una tassazione spropositata.

Nella Grecia centrale spicca l'esempio della cittadina di Trikala, che dal 2004 ha deciso di rimboccarsi le maniche perché inondata dai debiti. E da allora ha avviato un percorso virtuoso che l'ha condotta ad essere oggi tra le 21 città più smart del mondo, con un big eye nella sede del Comune (controllato da un ingengnere 35enne) che controlla simultaneamente quanti parcheggi disponibili ci sono, che monitora i bus completamete automatizzati, che allerta il personale di sicurezza se cade un albero o se c'è un'emergenza come un incendio o un allagamento.

Insomma, tecnologia non fine a se stessa o per far trastullare bimbi e calciatori dinanzi alla Play Station, ma al servizio di una comunità che gode di quello strumento per migliorare la propria quotidianità. Ma come è stato possibile questo risultato in un territorio sventrato da sette anni di crisi, dove lo Stato ha tagliato praticamente tutti i finanziamenti agli enti locali?

Con lo strumento più sottovalutato dai paesi euromediterranei: i programmi europei.

Grandi aziende come Intel, Cisco Systems e IBM sono coinvolte nella ricerca di nuove applicazioni in questo settore in crescita. Alcune di esse sono state “invitate” in città per formare le aziende locali a cui è stato dato spazio per effettuare test ed esperimenti. E il risultato è stato un introito per le casse comunali che ha abbattuto il debito da 20 milioni di Trikala, che nel 2014 erano poi diventati 45.

Oggi Trikala, ha piste ciclabili permamenti, pratica il divieto di fumo sul 100% del territorio, ha abbattuto del 70% le spese per l'elettricità pubblica integrata con sistemi led. E con la robotica insegnata al liceo si mette al servizio del settore componentisitca e di apparati medici; è un fiorire di iniziative culturali, con partnership con teatri europei, con molti atenei anche italiani che vi inviano i ragazzi non solo per esperienze Erasmus ma anche per visitare questa innovativa centrale smart, che potrebbe dare lavoro a migliaia di giovani.

Da qui sembrano lontane anni luce le scene elleniche di pensionati in coda e di aziende che chiudono (con drammatico suicidio dei fondatori) che hanno inondato i media che raccontavano la crisi greca.

Nessuno dice con questo che sarebbe sufficiente una bacchetta magica per rimettere tutto in ordine, ma forse il piccolo esempio virtuoso di Trikala potrebbe servire anche alle città italiane troppo spesso impegnate a contrarre debiti su debiti, anche per via di Regioni “sanguisughe”, zavorrate dai conti sempre in passivo delle proprie partecipate, che non fanno utili ma poltrone.

 

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