Se ne va (con le sue ombre) l'ex capo dell'Onu Kofi Annan


Ha fallito nel conflitto in Bosnia, nell'attacco in Iraq (su cui il consiglio non si espresse) e nel doppio caos di Palestina e Cipro



La scomparsa dell'80enne Kofi Annan, Segretario Generale dell'Onu dal 1997 al 2006, è l'occasione per ragionare, fatti alla mano, sul bilancio del suo mandato e soprattutto sul ruolo che il Palazzo di Vetro ha avuto in curvoni strategici della storia, come conflitti miliari ed economici.

Se è vero che da un lato è stato il primo africano a guidare le Nazioni Unite, vedendosi assegnato il premio Nobel per la pace nel 2001, è pur vero dall'altro che ha gestito senza particolare piglio un decennio di disordini che di fatto hanno cambiato (per sempre?) il mondo.

Il fallimento dell'Onu nel risolvere efficacemente la guerra in Bosnia-Erzegovina ha prodotto lo smembramento socio-politico del costone balcanico, con la pseudo-pace in Kosovo successiva agli attacchi e alle bombe che tanto sangue hanno prodotto.

Peggio è andata in Iraq, dove Usa e Inghilterra nel 2003 attaccarono senza l'approvazione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Furono uccisi 130mila civili, decapitato il regime di Saddam per interessi petroliferi, con a fare da macabra cornice le parole di Samir Sanbar, ex sottosegretario generale dell'Onu per l'informazione pubblica: "Gli Stati Uniti non hanno avuto bisogno delle Nazioni Unite per andare in Iraq, ma ne hanno avuto bisogno per andarsene".

Seguite dalla pantomina di Colin Powell, segretario di Stato americano, che al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite parlò di armi chimiche pronte ad essere usate, con in mano una provetta che fece il giro del mondo.

Infine Cipro: Annan diede il suo nome al piano per la riunificazione dell'isola, divisa dal 1974, con l'occupazione abusiva da parte di 50mila militari turchi. I greco-ciprioti però, cittadini dell'Ue, lo respinsero con referendum in quanto completamente a favore dei turchi. In quei giorni si parlò sui media anche di un sospetto “regalo” al figlio di Annan, ovvero l'acquisto di un atollo nel Mediterraneo orientale a prezzo di favore, ma poi non se ne seppe più nulla.

La motivazione preponderante contro l'unificazione addotta da parte del lato greco è stata quella di un possibile trasferimento di ricchezza e di risorse dal lato greco a quello turco (atavicamente più povero) anche da parte dell'Unione Europea.

Inoltre mentre ai colonizzatori turchi (che popolano la maggior parte nel nord occupato) è stato consentito di accedere alle urne, i rifugiati che erano fuggiti da Cipro non hanno avuto diritto di votare in un referendum che sarebbe stato determinante circa il loro futuro (nello specifico il diritto di ritornare in possesso delle loro proprietà).

Nel maggio 2004 Cipro è entrata nell'Ue, anche se in concreto ciò si applica soltanto alla parte del sud dell'isola perché la parte settentrionale si è autoproclamata Repubblica turco cipriota del nord.

Insomma, un pasticcio, lontano anni luce dal faro di leggi e trattati.

 

twitter@ImpaginatoTw