Perché è un giorno di festa per l'Abruzzo che voterà presto


La polemica personale non c'entra, qui ad essere bocciata è stata una intera linea politica che ha fatto "perdere" il territorio


di Lucia Rossini
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
10/08/2018 alle ore 14:09

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Sì, è proprio un giorno di festa per l'Abruzzo che torna al voto in autunno. Il governatore-senatore dopo sei mesi ha deciso che poltrona tenere: roba che in un altro paese civile neanche se lo sognano, per esempio dove un ministro si dimette perché beccato a copiare una tesi di laurea.

E invece no, in Italia si aspetta la burocrazia e le commissioni, le raccomandate e le ricevute di ritorno.

Dopo il tempo che la politica si è preso, ecco il verdetto che qualsiasi persona dotata di logica avrebbe gradito già la sera del 4 marzo. Ma al di là del tempo, è il nocciolo che conta: la polemica personale non c'entra, qui ad essere bocciata è stata una intera linea politica che ha fatto perdere in tutti i sensi il territorio.

Il territorio abruzzese ha fatto giganteschi passi indietro in questi anni. I fondi europei sono per lo più persi e spese male, quindi tornano alla base.

Mentre per un campetto di provincia a Lettomanoppello la Regione ha investito 400mila euro, sperando forse nella felice nascita di un nuovo Messi (dopo Verratti), le strade delle province abruzzesi fanno pena. Basta farsi una passeggiata lì dove andavano i turisti, che in questa prima metà dell'estate hanno fatto segnare un calo: Pescasseroli, Majella, Gran Sasso.

Si soffre perché manca una cabina di regia che produca un marchio-Abruzzo, così come ce l'hanno il Trentino, la Puglia e l'Emilia Romagna.

Non ne parliamo poi alla voce occupazione e trasporti. I treni vanno più lenti degli asini, la partita dei porti deve ancora essere giocata fino in fondo, all'aeroporto di Pescara servirebbe una sterzata vera. E ancora, le vertenze aperte sono state gestite in modo debole nonostante il colore della Giunta abruzzese fosse lo stesso del governo centrale.

E invece si è preferito inseguire la politica dei tagli di nastro, dei no aprioristici tanto per ingraziarsi chi da tempo aveva deciso di votare gli anti sistema.

Insomma, un guaio dietro l'altro con il risultato che la Giunta uscente si porta sulle spalle il fardello di una sanità sgangherata con liste di attesa da paura, investimenti studiati male e gestiti senza una linea d'insieme, sopravvalutazioni di assessori e funzionari che hanno fatto ancora perdere al territorio il treno del progresso economico.

E poi le scorie di Rigopiano, i sorrisi al telefono, la spocchia di chi si sente seduto sul trono di Zeus. E che, invece, torna con i piedi per terra, mentre gli abruzzesi festeggiano la fine di una parentesi: dolorosa e faticosa. Ma passata.

 

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