Il nuovo "giocattolo" (mortale) nelle mani di Erdogan


Uno dei più sofisticati velivoli di nuova generazione è a disposizione del sultano, che ne ha 34 modelli. Contro chi li punta?



Uno dei più sofisticati velivoli di nuova generazione senza pilota è a disposizione del governo turco, che ne ha 34 modelli. Contro chi li punterà?

La Turchia di Erdogan può contare su uno strumento nuovo e, a quelle latitudini, ormai indispensabile per fare la guerra, o anche solo per minacciarla. Si tratta di un drone senza pilota capace di scattare foto e video, e anche di sganciare una bomba se necessario. Si chiama Bayraktar Tactical Block e, da quando è stato costruito nel 2015, ha completato più di 42.000 ore di volo in centinaia di raid in Siria, con circa 50 attacchi con bombe ad hoc. 

Ankara li ha sino ad oggi utilizzati per effettuare ricognizioni altamente specializzate in Siria, per delimitare le coordinate dei bersagli e facilitare quindi l'intervento susseguente dell'artiglieria. Principale bersaglio sono stati il fronte curdo in occasione della recente presa di Afrin in Siria e i jihadisti dello Stato Islamico, in occasione della campagna denominata “Scudo dell'Eufrate”.

Ma dei 34 BTB2 ecco che solo 6 sono a disposizione di Esercito Militare e Polizia: il resto è ad appannaggio di Marina ed Aeronautica, con la possibilità che trasportino le cosiddette bombe intelligenti sviluppate recentemente in Turchia. Si tratta di particolari bombe a guida laser, che possono essere dotate di speciale testata anticarro, dalla grande forza esplosiva.

Il nuovo drone turco lascia spazio a tre ragionamenti distinti ma interconnessi. Primo, Erdogan ha deciso di potenziare l'industria bellica nazionale, sia con un progetto legato all'acquisizione di un know how di alto livello sia con la possibilità di farsi in casa gli oggetti desiderati.

Secondo, se questo trend dovesse produrre i risultati sperati, potrebbro cambiare i rapporti di forza tra Ankara e i fornitori di ieri, non più in cima nella lista degli amici indispensabili e quindi da allocare in una “seconda” lista non più di primo pelo.

Terzo: Ankara ha già iniziato ad utilizzare i nuovi droni a occidente, come dimostra la prima violazione dello spazio aereo ellenico da parte di un drone turco avvenuta il mese scorso. Significa che la soglia di attenzione deve essere tenuta sempre alta dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo, pena il moltiplicarsi di casi come quello della nave Saipem dell'Eni, minaccata di speronamento dalla Marina turca e messa in fuga al contrario di quella americana della Exxon, scortata dalla sesta flotta.

Infine il cappello politico. Le prossime elezioni in Turchia saranno uno spartiacque ormai decisivo e dalla portata storica per la politica estera del mare nostrum. Anche perché in pochi hanno colto il seme di quella nuova pianta che, come una gramigna, si sta insinuando in due quadranti strategici per le sorti del mondo.

 

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