Tutti i danni collaterali per l'Europa dal nuovo caos in Libia


Ictus o meno, il Generale Haftar è di fatto fuori dalla scena politica. E replicare lo schema Serraj non converrebbe fino in fondo



Che cosa cambia per l'Europa (e per l'Italia) dopo l'episodio che ha colpito il Generale Khaifa Haftar, uomo forte della Cirenaica e leader in stretto contatto con Mosca e Il Cairo? Al di là del tam tam di voci che lo danno ancora in vita, anche se in gravi condizioni a Parigi, mentre altri avevano fatto circolare la notizia della sua morte, il Generale è di fatto fuori dalla scena politica libica.

E replicare lo schema Serraj non converrebbe fino in fondo, se fatto con la regia degli ultimi due inviati Onu. Occorre un progetto e gli uomini giusti per inseguire la normalizzazione istituzionale nel Paese, che conviene anche all'Italia.

Addirittura alcune fonti militari si sono spinte a dire dai microfoni di Al Jazeera che Haftar sta bene e che si è trattato solo di una battuta d'arresto ma ora si è ripreso. Con la promessa di pubblicare una sua foto non appena rientrerà in Libia. L'incertezza regna sovrana, con l'immancabile speculazione sul futuro. Ma in gioco non c'è una semplice poltrona, bensì i prossimi 20 anni (oltre ai pozzi petroliferi).

Oltre a controllare il fazzoletto orientale della Libia, Haftar coltivava intensi legami con paesi stranieri e con tutti i capi tribù regionali. C'è il rischio che la sua uscita di scena sia foriera di una divisione tra quelle tribù che invece era riuscito a coagulare? Si fanno sempre più insistenti le voci di conflitti imminenti tra fazioni che sono rimaste orfane di un filo che le calmierava, così come sostenuto pubblicamente da Mohammad al-Darrat, membro della Camera dei rappresentanti libica con sede a Tobruk (HOR), che su Al Jazeera ha tracciato un quadro preoccupante.

Una delle più influenti tribù libiche, la tribù degli Awakir, potrebbe voler riacquistare la sua influenza diretta dopo essere stata emarginata da Haftar, che in questo modo si era fatto interlocutore unico di un territorio ed altro non poteva fare al fine di ricomporre un tessuto sfilacciato e assolutamente imprevedibile. Addirittura l'astio nei confronti di Haftar nascerebbe dal tentativo di assassinio che il leader degli Awakir, Faraj Aqim, avrebbe subito mesi fa dalle truppe del Generale.

Se non verrà individuato un sostituto all'altezza, l'assenza di Haftar o persino il deterioramento della sua salute non solo moltiplicherà l'incertezza a livello locale e regionale, ma di fatto destabilizzerà l'intero paese verso gli osservatori a Parigi, Il Cairo e Abu Dhabi.

E i danni collaterali si potranno plasticamente osservare anche in Italia, le cui aziende vantano ancora miliardi di crediti certificati mai ottenuti, senza dimenticare che l'aeroporto di Tripoli vede la tecnologia italiana all'opera.

 

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