Confortante la normalità in un sorso di vino


Ecco di fronte a me una delle espressioni più classiche dell'Abruzzo, una morbida collina rigata dai filari di una vigna che ricomincia ad inverdire



L'instabile follia meteorologica di questo marzo che sa d'inverno, mi insegna ad apprezzare ancora di più il sole e il suo benefico apporto sulla natura e su noi, abitanti del mondo.

Per questo qualche giorno fa, in uno dei tanti tentativi di emersione della primavera, trafitto da un raggio di sole si è aperto davanti a me uno di quei paesaggi che se prima era da cartolina, ora è da sfondo del telefono o tuttalpiù computer, poco conta, perché era una meraviglia, e la meraviglia si manifesta all'improvviso, nella normalità del vivere.

Ecco di fronte a me una delle espressioni più classiche dell'Abruzzo, una morbida collina rigata dai filari di una vigna che ricomincia ad inverdire, a sovrastarla un vecchio casolare ormai disabitato e utilizzato come rimessaggio. Gli attrezzi fermi su quello che una volta era un atrio, porte e finestre sconnesse, con le vecchie mura graffiate dal tempo e ingrossate dall'umidità. La quinta di questa scenografia è un cielo azzurro chiazzato da grosse nuvole bianche e velate di quel grigiore che preannuncia pioggia.

La vita di provincia fatta di una routinaria normalità talvolta banale, mi regala però passaggi e viaggi per questi territori che sanno di buono e profumano di natura, di stagioni che si susseguono, di terra bagnata, di fiori, di erba falciata e fioriture impreviste.

Di questi sentori si caratterizza il vino che ho bevuto e credo che, almeno per me, le sensazioni quando incontrano le immagini nei pensieri, si riconoscano e in un certo senso si abbraccino.

Questo vino bianco è cristallino, giallo paglierino con sfumature verdoline, è un vino molto giovane e la sua vivacità è subito evidente. Al naso è molto intenso, colpisce e sorprende per complessità. Ho riconosciuto subito le note erbacee di rosmarino, salvia e sambuco, poi la pungenza del gelsomino e quel sensazione di freschezza definita come mineralità che ricorda la pietra focaia. Il vino è secco, piacevole sia nel grado alcolico che nella morbidezza, non troppo compromesse dai possibili “scalpiti giovanili” delle durezze. Ha una finezza gentile e leggera, assieme ad una piacevole eleganza. L'ho accompagnato ad un filetto di spigola al forno con verdure ed è stato un giusto incontro, così mi sento di consigliarlo con il miglior pesce dell'Adriatico.

L'azienda che lo produce è tra le prime in Italia e in Abruzzo ad aderire ai protocolli del biologico e il vino in questo caso è anche vegano (non utilizza cioè chiarificanti di origine animale albumina o caseina), si tratta di Natum Pecorino 2017 di Agriverde di Ortona (CH). Produttrice di vino da molte generazioni, la famiglia Di Carlo innesta il suo operato alla storia. In una lettera datata 1830 e ancora conservata in azienda, si comunica infatti l'esportazione delle bottiglie abruzzesi fino al Regno dei Savoia.

Qualcuno ha detto che “la vita è quella cosa che ci succede mentre stiamo facendo altri progetti”. Ecco, c'è sicuramente del vero. Così come mentre continuiamo a progettare fughe dalla routine, basta un sorso di vino a farci pensare che c'è del conforto nella normalità, che forse saperla apprezzare è davvero la più grande rivoluzione.