Cos'hanno in comune Tunisia e Trinidad Tobago? La black list Ue


Giusto perseguire i fiancheggiatori del terrorismo e del riciclaggio, ma senza la clava ideologica e anzi stimolando chi invece può evolversi



Cos'hanno in comune Tunisia e Trinidad Tobago? La black list Ue che mette nel medesimo paniere realtà completamente differenti come Tunisia, Santa Lucia e paradisi fiscali caraibici dove la certezza del diritto è un'oasi lontana nel deserto. Giusto perseguire i fiancheggiatori del terrorismo e del riciclaggio, ma senza la clava ideologica e anzi stimolando chi invece può evolversi.

La Tunisia sta attraversando in questi mesi una fase nuova: consci degli errori (anche occidentali) commessi durante la Rivoluzione dei Gelsomini e dettati dalla voglia di accendere il fuoco delle Primavere Arabe, popoli e governanti del Mediterraneo stanno comprendendo come la Tunisia sia una sorta di isola felice nel nord Africa.

Non fosse altro perché, tra caos libico mai sopito, guerra in Siria e prepotenza macroregionale del Cairo, può rappresentare una base logistica per provare a trovare un filo di ordine in quel fazzoletto di terre.

E'la ragione per cui molti analisti concordano nell'auspicare un Piano Marshall ad hoc per la Tunisia, in modo da togliere forza lavoro all'Isis come i foreign fighters arruolatisi proprio da Tunisi e creare le condizioni per quello sviluppo tanto auspicato proprio dalle Primavere arabe.

Certo non sarà facile. Occorrerà stimolare la classe dirigente locale ad evolversi toccando i tasti dello sviluppo industriale e sociale, fare sponda con quei partiti moderni e aperti all'interlocuzione e alla presenza attiva delle donne, bussare anche a quelle cancellerie europee tradizionalmente pigre nell'affrontare di petto certe situazioni, armonizzare potenzialità delle imprese straniere e peculiarità locali per fare sintesi.

Tra l'altro i rapporti tra Roma e Tunisi potrebbero caratterizzarsi per una nuova fase anche grazie alla stabilizzazione istituzionale di quel paese. Lo dimostrano i nuovi dati relativi all'economia tunisina che a gennaio 2018 fanno segnare un segno più alla voce scambi commerciali, con il turismo che pian piano sta rialzando la testa dopo gli attacchi dell'Isis ai resort turistici che hanno mandato in crisi un sistema già precario.

Le esportazioni stanno aumentando (del 39%) e le importazioni anche (del 25,5%). Inon solo il settore agricolo ed agroalimentare tocca quota 507 milioni di dinari, ma anche quello dell'industria meccanica e elettrica (+27% e +26%).

Numeri che testimoniano il cambio di trend, con una possibile evoluzione in positivo che nessuno iperbolicamente tratteggia come un nuovo Eldorado, ma che va tenuta comunque in debita considerazione in quanto potenzialmente interessante.

E la mossa della Commissione di accomunare Tunisi a Trinidad e Tobago non può essere la strada per investire su quei progressi anche in chiave euromediterranea.

 

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