La politica dello struzzo e la vacatio delle intellighenzie sulle vergogne turche


Preoccupazione e sconcerto destano le parole del vicario apostolico in Anatolia Paolo Bizzeti, che racconta la visita di Erdogan in Vaticano con due grossi errori



Preoccupazione e sconcerto destano le parole del vicario apostolico in Anatolia Paolo Bizzeti, che dalle colonne del Corriere della Sera racconta la visita di Erdogan in Vaticano con errori storici oggettivi.

D'accordo sul passo notevole e sulla caratura di Bergoglio che per politica riceve tutti, ma leggere che sugli armeni ci sono state solo “tensioni” fa accaponare la pelle tra coloro che affrontano il caso turco con il metro dei fatti e della cronaca. Al pari della risposta in coda del vescovo che dice testualmente “sono convinto che il governo turco creda nella convivenza delle religioni”.

Migliaia di cittadini, cristiani (non si dimentichi il massacro di Don Santoro), giornalisti, magistrati e oppositori sono in carcre a dimostrazione di quanto Ankara creda nella convivenza fra diversi.

Gli armeni hanno subìto una vera e propria pulizia etnica, al pari di ponti e curdi. Oggi ai parlamentari turchi è fatto divieto di menzionare il genocidio armeno e la parola Kurdistan, senza che l'Unione Europea abbia fatto tutti gli sforzi necessari per il riconoscimento del genocidio armeno da parte turca. E'pur vero che numerosi stati membri dell’Ue, a diversi livelli, hanno riconosciuto il genocidio e varie organizzazioni internazionali hanno invitato il governo turco ad accettarlo.

Il riferimento è alla risoluzione adottata il 15 aprile 2015 dal Parlamento Europeo che esorta la Turchia a riconoscere il genocidio armeno e aprire la strada per una “vera e propria riconciliazione” tra le due nazioni.

Ma anche i media dimenticano che il passo propedeutico a quell'azione sta in un esame di coscienza che dovrebbe fare la Turchia: per accettare fatti inconfutabili e ad avviare un serio processo di riconciliazione con l’Armenia.

Risale al 2009 la firma del “Protocollo per l’istituzione di relazioni diplomatiche” e del “Protocollo sullo sviluppo delle relazioni bilaterali” tra il Ministro degli Esteri armeno Edward Nalbandian e quello turco Davutoglu, in attesa della ratifica da parte dei due Parlamenti.

Ma poco dopo l’allora Primo Ministro turco Erdogan dichiarò che la Turchia non avrebbe ratificato i Protocolli senza una risoluzione del conflitto in Nagorno-Karabakh. Il processo di ratifica nel Parlamento turco venne quindi congelato. Il Parlamento turco ha fatto anche dell'altro: ha eliminato dall’agenda dei lavori quasi 900 disegni di legge, compresi i Protocolli armeno-turchi.

Senza contare i numeri del genocidio: un milione di morti nel 1915. Prima le repressioni del 1894, poi i “giovani turchi” che, dopo secoli di pacifica convivenza, animano le stragi del 1915, complice l’ingresso della Turchia in guerra. Nel 1923 con la nuova Turchia di Ataturk di genocidio non si può parlare, come oggi.

E ancora, non serviva certo il golpe farlocco del 2016 per capire intenzioni e strategie: sarebbe bastato leggere Profondità strategica, il pamphlet scritto dall'allora docente universitario Ahmet Davutoğlu, poi ministro e premier, per rendersi conto quale disegno c'era dietro ammiccamenti e inviti. Ma in Italia erano tutti affaccendati a sponsorizzare l'ingresso di Ankara nell'Ue, compresi quelli che oggi manifestano all'esterno del Vaticano: salvo, dopo dieci anni, ricredersi.

 

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