La tenacia di un vino che riflette la luna


Gelsomino e zagara, freschezza tipica degli agrumi: questo calice intreccia pensieri e profumi



Magnetica, lucente, esoterica la luna nelle notti limpide conquista lo sguardo ovunque ci si trovi. Lo fa perché per sua natura destabilizza le tenebre illuminandole.

Che appaia dal profilo urbano di una città, che si rifletta sul mare o si infranga sulle pareti montuose, quella luce nel buio è destinata a rapirci e nella sua costante mutevolezza a raccogliere e custodire l'inconfessabile di ciascuno. Deputata a preservare segreti e conservare sospiri, nel suo libero esistere intorno a noi, la luna da sempre incuriosisce ed affascina. Misura di un tempo antico, ancora oggi è osservata nel suo ciclico apparire da chi la terra oltre a viverla, la lavora.

Le notti limpide, quando la luna squarcia il buio, quando la temperatura sulla pelle è più rigida, hanno sempre per me una nota un po' mistica, come se la natura decidesse di ricordarmi che una guida esiste se, nel vivere dovessi trovare smarrimento.

 

Ora che ho nitidamente definito l'oggetto del mio sentire in questo vino, posso forse associare l'immagine che ho colto al colore, che nel suo essere giallo tenue, restituisce dei cristallini riflessi verdolini.

Potrei forse avvicinarla anche ai sentori di gelsomino e zagara, alla freschezza tipica degli agrumi, che spesso mi capita di distinguere nelle passeggiate notturne, quando i pensieri sono trafitti dai profumi. Questo è un vino con una giusta sapidità e una persistenza più leggera, ma a mio parere, assolutamente coerente con un'eleganza sobria e fine.

Il vitigno, anch'esso autoctono abruzzese, è quello della Passerina, che prende il nome dai suoi minuti e dolci acini molto amati dai piccoli uccelli. Nella vinificazione normalmente restituisce un prodotto gentile ed amabile, che ben si presta ad accompagnare antipasti e primi di pesce.

Personalmente l'ho accostato ad un piatto che amo molto: gli spaghetti alle vongole, e devo riconoscere che i due formavano un binomio vincente, ma sono certa che sarebbe stato un buon compagno di viaggio di un bel antipasto misto di pesce con qualche crudità.

Il vino è Re di Picche, Passerina Abruzzo DOC della cantina Contesa, nata dalla tenacia di Rocco Pasetti che in veste di custode della tradizione e dell'amore per le origini, rende omaggio alla terra, con il suo importante contributo come enologo e capofamiglia, in questa nuova realtà vitivinicola localizzata sui clivi delle colline pescaresi in località Collecorvino.

L'azienda ha una forte impronta abruzzese e lo si comprende chiaramente oltre che per la caparbietà con cui persegue i suoi obiettivi, anche dalla storia che dà origine al nome, che deriva da una “contesa” tra confinanti (disponibile sul sito aziendale) e che racconta di quella testardaggine degli uomini di un tempo, qualcosa che fa sorridere e nella mia mente ha molto a che fare con i vicini Mezzacapa del film “Totò, Peppino e la Malafemmina”.

 

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