Gran Sasso, tutti i dubbi su poteri e fondi del commissario


Il ministero delle infrastrutture valuta positivamente l'imminente nomina ma senza dare risposte circa stanziamenti e revoca della chiusura


di Davide Leonardi
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
10/05/2019 alle ore 15:29



D'intesa con Palazzo Chigi gli uffici del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dopo aver considerato l'ipotesi di dare una risposta sul tema del rischio idrogeologico del Gran Sasso, aprono favorevolmente alla nomina di un commissario straordinario per far fronte alla progettazione e realizzazione degli interventi per la messa in sicurezza del sistema idrico. 

Il dicastero guidato da Danilo Toninelli, percepita la delicatezza della questione e rappresentato alla Regione Abruzzo che tali interventi risultano esterni al rapporto concessorio con Strada dei Parchi, ha deciso di accogliere la richiesta di commissariamento formulata dalla stessa giunta.

Nonostante queste rassicurazioni e la conferma della nomina in breve tempo, permane inalterata grande preoccupazione poiché innanzitutto servono risorse e velocità di esecuzione: un commissario senza esse è un pannicello caldo, impossibilitato ad operare.

Dunque la questione primaria resta legata ai soldi, almeno 180 milioni di euro, seppur in più annualità, con immediata task force operativa per procedere alla progettazione e realizzazione delle opere necessarie alla messa in sicurezza delle falde acquifere: è chiaro che se privati di ciò qualunque commissario sarebbe solo un escamotage.

Viene da sé constatare quindi come non possano assolutamente bastare le “certezze” contenute nella risposta del Mit, che in sostanza dichiara soltanto di aver messo al corrente della situazione la presidenza del consiglio dei ministri, mantenendo però una vaghezza assoluta sui poteri del commissario, sugli stanziamenti e non pronunciandosi ancora su una possibile revoca della chiusura.

QUI ROMA

Non rappresenta una novità l’atteggiamento superficiale del dicastero di Porta Pia, in quanto durando oramai da mesi tale controversia, inizialmente il ministro Toninelli si espose con innumerevoli contraddizioni circa le attività di messa in sicurezza dei viadotti di A24-A25. Per poi di lì a poco proseguire con la pretestuosa richiesta dell’applicazione di interessi speculativi esorbitanti, circa il 6% in luogo del solito tasso d’interesse legale aggiornato all’inflazione annua. Concludendo, o forse no, con la leggerezza disarmante con la quale si sta affrontando la decisione di chiudere il traforo, in entrambe le direzioni, bloccando e mettendo in crisi la viabilità del centro Italia per un Abruzzo sempre più isolato.

 

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