di Davide Leonardi
Parlando di carburanti del futuro si dovrebbe più propriamente parlare di carburanti per il futuro, ossia di combustibili che ci possano consentire di averne uno: è ormai risaputo come l’utilizzo dei combustibili fossili stia eccedendo la capacità della sintesi clorofilliana di restituire ossigeno con il conseguente aumento dell’effetto serra.
La soluzione ideale sarebbe chiaramente cessare l’uso di carburanti fossili: i Paesi avanzati e più energivori stanno già cominciando un percorso di allontanamento da essi, mentre i Paesi in via di sviluppo, compresi India e Cina, sono nel bel mezzo della modernizzazione con un caotico aumento dei consumi energetici.
Ecco che diventa necessario dedicarsi alla sostenibilità nei trasporti e nella logistica, emergendo nettamente come il mondo dei mezzi pesanti abbia bisogno di una strategia efficace basata su due percorsi: il primo dovrà permettere di sostituire il gasolio con un combustibile compatibile, ma verde; il secondo invece dovrà consentire un’immediata riduzione delle emissioni.
A tal proposito, si ha a disposizione una notevole possibilità, chiamata Gnl, ovvero metano liquido contenuto in serbatoi speciali che lo mantengono a circa -160° alla pressione di soli 8 bar, fornendo l’autonomia necessaria ai mezzi pesanti ed occupando uno spazio limitato.
La bontà di questa nuova forma è testimoniata dalla rapida penetrazione in molti mercati europei, tanto che anche l’Italia si sta rapidamente mobilitando: i tir predisposti per il metano liquido presentano una importante riduzione della CO2 prodotta oltre alla quasi totale eliminazione del particolato e delle polveri sottili (il PM10); inoltre un ulteriore vantaggio sul lungo termine risulta essere l’adattamento al bio gas per i motori.
In sostanza il gas naturale liquefatto e il Gnl bio sono combustibili che almeno sulla carta promettono di avere un futuro importante nel pianeta ma anche in Italia, garantendo ottime performance di riduzione degli NOx (sigla generica che identifica collettivamente tutti gli ossidi di azoto e le loro miscele) e di particolato.
C’è però chi teme una rivoluzione delle filiere agricole: e qui vale la pena far notare che gli attuali cascami vegetali (scarti della produzione agricola, sfalci e potature, rifiuti creati per danneggiamenti dei prodotti agricoli lungo la filiera, frazioni umide dei rifiuti, fluidi fognari) sarebbero sufficienti attraverso la fermentazione anaerobica a produrre una quantità di bio gas pari a circa il 25% delle attuali importazioni di gas metano; ed il 25% delle importazioni è inoltre la quota utilizzata per autotrazione.
L’obiettivo è di mettere in campo tutte le possibili energie e sinergie per sponsorizzare l’uso di biometano avanzato prodotto da matrici agricole, zootecniche, agroindustriali e per rafforzare la filiera tecnologica e industriale, che già ora rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale.
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