di Davide Leonardi
Sostanzialmente non cresce il numero di partite Iva aperte nel 2018, si regista un non molto significativo +0,54%, quasi lo stesso dell’anno precedente, tuttavia si hanno novità e risultano importanti cambiamenti concernenti l’età di chi le ha avviate. Il ministero delle finanze, tramite l’osservatorio delle partite Iva, ha conteggiato 512 mila nuove entrate di cui 152 mila risultano essere persone non fisiche e le restanti 359 mila liberi professionisti: per un totale la cui maggior parte va agli uomini (221 mila) contro le 138 mila donne.
I dati mettono in risalto, tanto per cambiare, come circa il 43% delle nuove aperture sia localizzato al nord con la Lombardia in particolare a fare da traino: il confronto rispetto al 2017 evidenzia incrementi del 2,1%; segue poi per il settentrione la provincia di Bolzano che registra aumenti del 2%.
Al solito il centro Italia va a rilento, fermandosi al 22,1% e con in aggiunta le flessioni più considerevoli riguardanti la Basilicata, l’Umbria e le Marche, che perdono rispettivamente il 6,8%, il 6,7% ed il 6,6%.
Per il sud e le isole che si attestano ad un discreto 34,6%, balza subito agli occhi l’importante dato sulla Calabria in crescita dell’1,8%.
Esaminato ciò, è interessante notare come non sono stati tanto i giovani a procedere con le aperture della partita Iva, quanto i soggetti aventi più di 50 anni: le attività in proprio di persone tra i 51 e i 64 sono state 59 mila quando erano ferme nel 2009 a 52 mila; mentre gli over 65 sono passati dalle 12 mila del 2010 alle 14 mila del 2018.
Diverse le statistiche per i giovani neo liberi professionisti, decisamente in calo: per gli under 35 le aperture segnalate risultano pari a 168 mila a dispetto delle 210 mila di dieci anni fa; i nuovi imprenditori invece con età compresa dai 36 ai 50 anni sono erano 135 mila nel 2009 ed oggi sono 117 mila.
Numeri alla mano, nonostante la notevole diminuzione, restano sempre i ragazzi under 35 ad aver avviato più partite Iva, seguiti dalla fascia d’età 36-50 e poi dai 51 ai 64 anni: ciò che si denota però è il calo numerico per le prime due a fronte di un netto incremento dell’ultima.
Da questa analisi approfondita emerge inoltre come le attività femminili siano sempre minori rispetto a quelle maschili: non c’è una sola regione italiana in cui il numero di nuove partite Iva femminili abbia superato né eguagliato quello delle nuove attività maschili. Anche l’Abruzzo, insieme al Molise, Piemonte, Campania, Valle D’Aosta, Calabria e Campania, rientra nelle regioni dove la percentuale di partite Iva maschili supera di ben 25 punti percentuali la quota delle partite iva femminili.
Tirando le somme negli ultimi dieci anni si è registrato un costante calo di nuove posizioni per persone fisiche e di società di persone, fatta eccezione per l’anno 2014 dove c’è stata una vera e propria impennata delle aperture in particolare fra gli under 35, per via presumibilmente dell’introduzione del primo regime agevolato denominato “dei minimi”.
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