di Davide Leonardi
La Cisl, come anche Cgil e Uil, ha sonoramente bocciato il Def (Documento di programmazione economica finanziaria) presentato dal governo, spingendosi a minacciare negli esecutivi unitari lo sciopero generale dopo il già fitto e corposo calendario di mobilitazioni in programma dal primo maggio a fine giugno: dalle manifestazioni nazionali dei pensionati del 1 giugno e del pubblico impiego l’8 giugno a quella dei metalmeccanici il 14 giugno.
Compatta e fin troppo chiara la posizione della Confederazione italiana sindacati lavoratori: con il suo modus operandi il governo boccia se stesso, certificando gli errori fatti sulle stime della crescita, prevedendo un calo nell’occupazione ed un aumento della disoccupazione, perseverando inoltre nel prendere in giro gli italiani con misure di propaganda elettorale come la flat tax.
Duro il monito della segretaria generale Cisl Annamaria Furlan, la quale auspica una diversa politica economica non essendoci più tempo da perdere e ricorda come ci sia un crescendo di iniziative unitarie, partite con la manifestazione del 9 febbraio scorso, per dire al governo che deve cambiare passo: sta a lui decidere se farlo oppure no.
Definendo poi il Def come “una scatola vuota, un pannicello caldo”, rimarca la mancanza di crescita e di investimenti concreti, tuonando sulle scelte sbagliate sulla flat tax: non si potrà mai accettare una riforma fiscale che premi chi è già in condizioni di ricchezza; il taglio del costo del lavoro vada direttamente alle buste paga dei lavoratori, come sostenuto peraltro da Confindustra.
In sostanza, le misure per rimettere in corsa il nostro paese, specie il sud, e permettergli di competere con altri territori non sono queste: c’è necessità di una strategia di respiro che da una parte doti i territori di infrastrutture intelligenti e dall’altra di interventi finalizzati a rendere conveniente per imprese e cittadini investire nelle regioni.
Nell’imminente manifestazione del primo maggio si porteranno dunque, oltre al tema dell’Europa, dei diritti e della difesa dello stato sociale, anche le rivendicazioni nei confronti del governo, che saranno poi alla base degli scioperi e delle manifestazioni che faranno tante categorie nelle prossime settimane. Tra l’altro, se anche le associazioni imprenditoriali a livello nazionale e locale condividessero tali rivendicazioni, ciò sarebbe solo un segnale positivo per il clima del paese e per il futuro delle relazioni sindacali che la Cisl vuole sempre più partecipative e di pari responsabilità nelle scelte.
A pochi giorni dall’approvazione del decreto cosiddetto Sblocca Cantieri la Cisl esprime e manifesta letteralmente una forte preoccupazione per il quadro complessivo che si viene determinando nel paese in generale, ma nelle regioni meridionali in particolare. Su tutte edilizia ancora al palo, la misura non risolve i problemi per un Paese ad oggi sempre più fermo.
twitter@ImpaginatoTw