Pescara 2030: chi lavora ad una visione nuova per la città?


Verso le amministrative: fino ad oggi i candidati si sono preoccupati delle sponde romane, non di disegni e perimetri futuri


di Leone Protomastro
Categoria: ABRUZZO
01/04/2019 alle ore 11:01



Che volto avrà Pescara nel 2030? La mobilità sostenibile sarà accertata o resterà sulla carta? Il porto verrà dragato? Come sarà incentivato il dialogo con l'altro versante dell'Adriatico? E i treni da far passare sulla dorsale adriatica come verranno intrecciati con la logistica regionale? Le nuove occupazioni in città saranno stimolate? E in che modo potranno fondersi con una politica industriale che ravvivi il patto lavoratori-imprenditori?

Sono alcuni dei quesiti che non appaiono nel grande dibattito sulle amministrative di Pescara, animato solo dalle sponde romane dei candidati, dalle loro partecipazioni a cene o caminetti nelle sedi istituzionali di Camera e Senato, o nei consueti ristoranti del centro a caccia di consensi e controveti.

Significa, a voler essere cattivi, che ancora una volta si rischia di perdere l'occasione di una tornata elettorale per cambiare davvero ciò che non va. Non cambiare tanto per farlo, intendiamoci, ma mettendo mano ai nervi scoperti, alle ferite che sanguinano, ai dossier da troppi anni incompleti, a parcheggi sotterranei che paiono un'eresia, ad una fruibilità del lungomare che sia armonica con il resto del tessuto cittadino, ad un uso della Fondazione Pescara-Abruzzo che sia sposato al territorio, ad una politica industriale che si leghi a quel distretto chietino che si mostra tragicamente abbandonato.

Di programmi fotocopia, pagati un tot al chilo con la consueta retorica a fare da triste condimento, non se ne avverte francamente il bisogno. Ciò che occorre è un nuovo sogno. Che vogliamo fare della città con la vista ai prossimi dieci anni (e non alla prossima estate)?

Ecco la scommessa. Il punto di domanda è chi vorrà giocarla e con quante fiches al tavolo verde delle amministrative. Astenersi squattrinati e perditempo, grazie.

 

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