Pa, Cgia: 2 enti locali su 3 non erogano servizi online


Comuni Abruzzo quart'ultimi in classifica


di Ilaria Proietti
Categoria: ABRUZZO
01/07/2017 alle ore 14:50



Due Pubbliche amministrazioni locali (Pal) su tre non erogano alcun servizio completo tramite il web. La denuncia è dell’Ufficio studi della Cgia che ha esaminato i dati Istat riferiti all’utilizzo delle tecnologie dell’informazione da parte dei nostri Enti locali. I risultati di questa analisi sono “sconfortanti”: tra tutte le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità montane presenti in Italia la percentuale di enti che offre la possibilità di avviare e concludere per via telematica l’intero iter di almeno un servizio richiesto dall’utenza è pari al 33,8: praticamente solo 1 su 3 è in grado di espletarla. La tipologia di Pal maggiormente in “ritardo” è la Provincia: solo il 27,1 per cento è in grado di “dialogare” e concludere online la procedura richiesta dai cittadini o dalle imprese; sale al 28 per cento per le Comunità montane, si attesta al 33,9 per cento nei Comuni (con punte del 63 per cento per quelli con più di 60.000 abitanti) per toccare il 59,1 per cento tra le Regioni e le Province autonome. A livello territoriale i Comuni più virtuosi sono quelli ubicati nella Provincia autonoma di Bolzano, nel Veneto, in Emilia Romagna e in Toscana. Se in Alto Adige il 65,5 per cento dei Sindaci è in grado di espletare questo servizio, in Veneto il tasso scende al 56,5 per cento, in Emilia Romagna al 54,1 per cento e in Toscana al 44,8 per cento. In coda, invece, troviamo i Comuni di Abruzzo (19,1 per cento) Liguria (17,4 per cento), Sicilia (16,8 per cento) e Molise (14,7 per cento).

“Se il nostro settore manifatturiero - segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - è chiamato ormai quotidianamente a misurarsi con gli effetti della quarta rivoluzione industriale che sta diffondendo sempre più l’utilizzo di macchine intelligenti, interconnesse e collegate a internet, in buona parte degli enti locali, invece, il deficit tecnologico che sconta il personale è disarmante”. Un divario, quello tra pubblico e privato, che non ha eguali tra i principali Paesi Ue. “Se gli operai e il personale amministrativo delle imprese private operano in ambienti sempre più digitali con robot collaborativi, stampanti 3D, comunicazioni multidirezionali, cloud e big data - conclude Zabeo - gli impiegati del pubblico sono costretti a scrivere con penna e calamaio, mentre i conti continuano a essere fatti con il pallottoliere.

Tra la trentina di servizi offerti on line monitorati, il 24,5 per cento dei Comuni italiani consente di soddisfare compiutamente per via telematica le esigenze dell’utenza con il SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) e il 14,5 per cento con la DIAP (Dichiarazione di Inizio Attività Produttive). Va altresì ricordato che a livello di servizi offerti dalla Pal si nota un generale miglioramento visto che la percentuale di enti che consentono di completare on line le procedure è salita dal 7,6 del 2009 al 33,8 per cento del 2015. Tuttavia, la classifica europea dei Servizi pubblici digitali evidenzia un certo ritardo da parte del nostro Paese. Se teniamo conto della percentuale degli utilizzatori di eGovernament (utenti internet che si sono collegati con la Pa e hanno restituito format compilati on line), la precompilazione di dati, il completamento dei servizi on line e gli open data, tra i 28 paesi dell’Ue il nostro paese nel 2017 si colloca al 21° posto con un indice pari a 44,5: 10,4 punti in meno della media Ue. Rispetto alla rilevazione eseguita nel 2014, l’Italia è scesa di 6 posizioni. Analizzando le singole voci che compongono l’indice generale, solo quello relativo al completamento dei servizi on line è superiore (di 1,7 punti) al dato medio europeo. Tutti gli altri, invece, ci vedono pesantemente in “ritardo”: di 17,2 punti rispetto agli utilizzatori di eGovernament, di 16,3 punti nella precompilazione di dati e di 6,8 punti sugli open data.