Nuovi tagli agli organici scolastici e nessuna risposta sul fronte del rinnovo contrattuale. La Flc Cgil Abruzzo e Molise lancia l'allarme sugli effetti della legge di Bilancio 2027 e prepara la protesta. Per il prossimo 20 novembre è stato proclamato uno sciopero generale del comparto Istruzione e Ricerca, accompagnato da manifestazioni nelle quattro province abruzzesi.
Secondo le stime del sindacato, in Abruzzo potrebbero andare perduti circa 60 posti di lavoro, che si aggiungerebbero ai 59 già soppressi nell'ultimo anno nell'organico del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata). Una riduzione che, secondo la Cgil, rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà organizzative degli istituti scolastici della regione.
A contestare le misure previste dalla manovra è Pino La Fratta, segretario generale della Flc Cgil Abruzzo e Molise, che richiama in particolare l'articolo 66 del disegno di legge di Bilancio. A livello nazionale, ai 5.660 posti docenti e ai 2.174 Ata già eliminati si aggiungeranno, dall'anno scolastico 2027/2028, ulteriori 4.925 posti per gli insegnanti e 2.049 per il personale Ata. Il bilancio complessivo, nell'arco di tre anni, supera così le 14mila unità.
In Abruzzo le conseguenze potrebbero interessare sia il personale docente sia quello ausiliario. La Fratta ricorda che nell'ultimo anno sono stati cancellati 59 posti nell'organico di diritto degli Ata, con ripercussioni soprattutto sui collaboratori scolastici. Figure fondamentali per il funzionamento quotidiano delle scuole, impegnate nell'apertura degli edifici, nella vigilanza, nell'assistenza agli alunni e nella pulizia degli ambienti. Una loro ulteriore riduzione, avverte il sindacato, potrebbe compromettere anche la garanzia dei servizi essenziali e le condizioni di sicurezza degli studenti.
Il quadro regionale è già caratterizzato da un elevato ricorso al lavoro precario. Nelle scuole statali abruzzesi si contano circa 8mila lavoratori con contratti a tempo determinato, di cui 4.600 impiegati nel sostegno. L'organico di diritto è composto da 3.294 posti, mentre oltre 5mila cattedre vengono coperte attraverso incarichi a termine. Per l'anno scolastico 2026/2027 il ministero dell'Istruzione ha autorizzato 548 nuove assunzioni in ruolo: 181 all'Aquila, 144 a Chieti, 128 a Pescara e 95 a Teramo.
La riduzione degli organici prevista dalla manovra si tradurrebbe, secondo le stime contenute nel provvedimento, in un risparmio di 83,9 milioni di euro nel prossimo anno e di 251,7 milioni annui dal 2028. Dal settembre 2027 verrebbero meno complessivamente 6.974 posti tra docenti e personale Ata, che si sommerebbero alle riduzioni già programmate per gli anni precedenti.
Il governo giustifica parte degli interventi con la diminuzione della popolazione scolastica legata al calo delle nascite. Una motivazione che la Flc Cgil contesta apertamente. «La diminuzione degli studenti dovrebbe rappresentare un'opportunità per investire sulla qualità dell'istruzione, non una giustificazione per ridurre le risorse», sostiene La Fratta, indicando tra le priorità l'ampliamento del tempo scuola, classi meno numerose e una rete scolastica adeguata agli standard europei.
Nel mirino del sindacato anche le scelte di finanziamento contenute nella stessa legge di Bilancio. L'articolo 104 prevede infatti la proroga per il 2027 del contributo da 1.500 euro destinato alle scuole paritarie, con uno stanziamento di 20 milioni di euro. Una decisione che, secondo la Cgil, evidenzia una disparità di attenzione rispetto alle difficoltà della scuola pubblica. Altra questione aperta è quella del contratto nazionale Istruzione e Ricerca 2025-2027, per il cui rinnovo non sarebbero previste risorse adeguate. La detassazione del salario accessorio fino a 800 euro viene giudicata insufficiente a compensare l'assenza di aumenti contrattuali, anche perché non tutti i lavoratori della scuola percepiscono questa componente retributiva.
Rimane inoltre irrisolto il problema del precariato, particolarmente evidente nel settore del sostegno. Dei circa 8mila lavoratori precari presenti nelle scuole abruzzesi, 4.600 operano in questo ambito: oltre il 60% dell'organico complessivo. Un'incidenza che colloca l'Abruzzo tra le regioni maggiormente esposte al fenomeno e che, secondo la Flc Cgil, rischia di peggiorare ulteriormente con i nuovi criteri di riduzione degli organici.
Da qui la decisione di mobilitarsi. Il 20 novembre sono previste iniziative di protesta nei capoluoghi abruzzesi, nell'ambito dello sciopero nazionale proclamato dalla Cgil per il settore Istruzione e Ricerca. Il sindacato invita docenti e personale Ata a partecipare alle assemblee organizzate negli istituti della regione e annuncia anche il coinvolgimento degli studenti che stanno portando avanti iniziative per chiedere una scuola migliore.