Nuova Pescara, Spina boccia il referendum bis: «La volontà popolare è già stata espressa»



di Redazione
Categoria: ABRUZZO
02/11/2026 alle ore 07:46



La risoluzione approvata l’8 ottobre dal Consiglio regionale dell’Abruzzo, con cui si impegna la Giunta a promuovere un nuovo referendum consultivo sulla fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore, riaccende il confronto sul progetto della Nuova Pescara. A contestare l’iniziativa è Luigi Spina, vicepresidente del Comitato Spoltore per la Nuova Pescara, che definisce l’atto «politicamente grave e giuridicamente illegittimo».

Al centro delle obiezioni c’è innanzitutto l’articolo 133 della Costituzione, che disciplina le modifiche territoriali dei Comuni prevedendo il coinvolgimento delle popolazioni interessate. Un passaggio che, secondo Spina, si è già compiuto il 25 maggio 2014, quando il 64% dei votanti si espresse a favore della fusione. Da quella consultazione è poi scaturita la legge regionale 26/2023, che ha istituito il percorso verso la nascita della Nuova Pescara.

Per il vicepresidente del Comitato, la volontà espressa dagli elettori non può essere rimessa in discussione a distanza di anni attraverso una nuova consultazione sullo stesso tema. Accettare questa possibilità, sostiene, significherebbe introdurre un precedente pericoloso, consentendo di riaprire periodicamente decisioni già tradotte in legge.

A sostegno della propria posizione, Spina richiama anche la pronuncia del Tar Abruzzo del maggio 2026, che ha annullato i referendum promossi dai Comuni di Montesilvano e Spoltore. Secondo il vicepresidente, il principio alla base di quella decisione dovrebbe valere anche per l'iniziativa regionale: «Se era illegittimo farlo a livello comunale, non diventa legittimo solo perché a farlo è la Regione». A cambiare, sottolinea, sarebbe soltanto il soggetto promotore, non il problema giuridico di fondo.

Un secondo fronte riguarda le conseguenze amministrative ed economiche di un eventuale stop al processo di fusione. La legge istitutiva ha già prodotto effetti concreti, tra atti preparatori, cronoprogrammi e attività di organizzazione dei servizi, con costi sostenuti dalle amministrazioni coinvolte. Riportare tutto in discussione, secondo Spina, rischierebbe di compromettere il principio di buon andamento della pubblica amministrazione e le aspettative legittimamente maturate dai cittadini.

Tra le criticità indicate c’è anche il calendario elettorale di Spoltore. Se nel 2027 si svolgessero regolarmente le elezioni comunali, sindaco e consiglio potrebbero restare in carica per appena 18 mesi, o anche meno nell’eventualità di un commissariamento nel 2028.

Spina contesta inoltre l’opportunità di organizzare una consultazione che, pur essendo definita consultiva, non produrrebbe effetti giuridici immediati. Una scelta che, a suo giudizio, comporterebbe un impiego improprio di risorse pubbliche, riproponendo su scala più ampia le questioni già sollevate davanti alla giustizia amministrativa. Critiche anche all’ipotesi di accorpare il voto sul futuro della Nuova Pescara alle elezioni politiche nazionali: per il vicepresidente del Comitato, inserire una questione locale in una tornata elettorale nazionale non garantirebbe necessariamente una maggiore consapevolezza degli elettori.

Spina sottolinea anche la risoluzione non avrebbe previsto il ricorso al referendum abrogativo, che considera l’unico strumento ammissibile alla luce degli articoli 75 e 78 dello Statuto regionale.

La sua posizione resta quindi netta: il percorso verso la fusione non dovrebbe essere riaperto attraverso una seconda consultazione, ma portato avanti nel rispetto dell’esito referendario del 2014 e della legge regionale che ne è seguita.