Daniele Kihlgren, l’imprenditore visionario che ha rivoluzionato il concetto di ospitalità e salvato dall’oblio i borghi storici italiani, è scomparso a Roma all’età di 60 anni, ieri 7 ottobre 2026.
Italo-svedese, filosofo di formazione e "imprenditore anomalo" per definizione, Kihlgren lascia un’eredità culturale immensa, legata indissolubilmente alla nascita di Sextantio, il celebre modello di albergo diffuso che ha ridato dignità alle pietre e alle storie dell’Appennino.
Alla fine degli anni Novanta, Daniele Kihlgren – terzogenito ribelle di una ricca famiglia milanese di industriali del cemento – sta viaggiando in sella alla sua moto tra le vette dell’Abruzzo. È in quel momento che si imbatte in Santo Stefano di Sessanio, un borgo medievale arroccato a oltre 1.200 metri di quota, all’epoca quasi totalmente disabitato e in rovina. Invece di vedere macerie, Kihlgren vede una magia rara: un rapporto intatto e poetico tra l’architettura storica e il paesaggio naturale circostante, non ancora contaminato dalla modernità o dal turismo di massa. Decide così di investire gran parte del suo patrimonio personale per acquistare e salvare le case abbandonate del paese.
L’intuizione che ha reso Kihlgren celebre a livello internazionale non è stata quella di una semplice speculazione immobiliare, ma un’operazione di restauro conservativo radicale. Il suo obiettivo era cristallizzare il tempo. Con il progetto Sextantio Albergo Diffuso, le stanze d’albergo sono state integrate perfettamente nel tessuto del borgo, grazie per altro a materiali autoctoni e l’utilizzo esclusivo di pietre locali, malte storiche e legno di recupero. Anche gli arredamenti sono andati di pari passo con la tradizione, attraverso una ricerca meticolosa di tessuti della storia abruzzese, materassi di lana e arredi d’epoca. Tutto questo servendosi con sapienza della tecnologia e della sua ‘invisibilità’: i comfort moderni (come il riscaldamento a pavimento o i sanitari di design) sono stati nascosti o inseriti in modo da non alterare l’estetica rurale e l’anima delle antiche stanze contadine.
Questo approccio ha ridefinito le linee guida del turismo responsabile, dimostrando che la tutela del patrimonio storico può diventare un volano economico formidabile per le aree interne.
Kihlgren, descritto da chi lo conosceva come una personalità poliedrica, tormentata e profondamente anticonformista, combatteva fin dall’adolescenza con una patologia cronica, le cui complicazioni (una grave polmonite bilaterale) lo hanno portato alla scomparsa prematura.
Ma la sua eredità rimane fortemente incisa sulle pietre d’Abruzzo e nei cuori di chi crede in un turismo che non consuma il territorio, ma lo protegge. Come da sua volontà, il borgo che ha amato e salvato, Santo Stefano di Sessanio, accoglierà la sua salma per un ultimo, simbolico saluto tra le sue preferite strade in pietra.