Scuola, in Abruzzo sempre meno studenti: «Il calo delle nascite trasforma la società»


De Santis: «Non è solo un problema demografico»


di Redazione
Categoria: ABRUZZO
18/09/2026 alle ore 07:58



La campanella è tornata a suonare, ma in Abruzzo gli studenti sono ancora una volta in diminuzione. Sono 154.905 quelli che hanno ripreso le lezioni, 3.527 in meno rispetto allo scorso anno, quando erano 158.432. Un calo che si inserisce in una tendenza ormai consolidata e che riguarda non soltanto il sistema scolastico, ma anche il futuro sociale e demografico della regione.

A fare il punto sulle conseguenze di questo fenomeno è Lelio De Santis, già assessore comunale, esperto di pubblica amministrazione e politico di lungo corso.

«Si tratta di un dato preoccupante, anche se previsto, che da anni peggiora stante la crisi delle nascite in Abruzzo ed in tutta Italia. È evidente che questo dato abbia riflessi negativi sul piano sociale e culturale, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli centri della nostra Regione, dove diventa sempre più difficile comporre le classi e l'offerta educativa si riduce».

Ma quali sono le ragioni alla base del calo delle nascite? Per De Santis non è sufficiente ricondurre il fenomeno alle sole difficoltà economiche. «Ridurre il problema della riduzione delle nascite al fattore economico è riduttivo, perché è una tendenza che attiene alla vita moderna, alle mutate aspettative della coppia, al tipo di lavoro ed alla mancanza di adeguati servizi sociali e scolastici, come la mensa ed il tempo pieno nelle scuole».

Una situazione che assume caratteristiche ancora più complesse all'Aquila, dove agli effetti del calo demografico si sommano le conseguenze del terremoto del 2009. «L'Aquila vive ancora oggi, dopo 17 anni dal sisma, una situazione difficile e particolare, in cui al decremento della popolazione studentesca si aggiunge la precarietà di tante strutture scolastiche con migliaia di studenti nei Musp, moduli scolastici provvisori».

Nel capoluogo, inoltre, una parte della riduzione viene compensata dalla presenza di bambini stranieri. «La riduzione di nascite e quindi di alunni aquilani è compensata in parte dai bambini extracomunitari, spesso figli di lavoratori della ricostruzione».

Il problema, però, diventa ancora più evidente nei piccoli comuni dell'entroterra, dove la diminuzione degli studenti si intreccia con lo spopolamento. «Nelle zone interne e nei paesi dell'entroterra, il problema è ancora più forte e preoccupante perché si unisce al fenomeno dello spopolamento che cresce senza sosta».

E la scuola, in questo scenario, diventa uno degli elementi decisivi per la sopravvivenza delle comunità. «Una comunità, un piccolo paese senza un plesso scolastico attivo è la spinta principale per le famiglie a lasciare ed a cambiare residenza. Quindi, la diminuzione dei bambini comporta spesso nei paesi la chiusura delle scuole gradualmente la morte di una comunità».

Secondo De Santis, dunque, il fenomeno non può essere affrontato come una semplice questione legata ai numeri degli iscritti. Il calo delle nascite e degli studenti è destinato a incidere sull'organizzazione stessa del territorio e dei servizi.

«È inevitabile che il calo delle nascite e di conseguenza degli studenti comporti una significativa trasformazione della società abruzzese, andando ben oltre il semplice problema demografico. Le zone fragili e spopolate perderanno servizi e socialità, mentre le città dovranno fare i conti con una popolazione aggiuntiva, a cui fornire casa, scuole, farmacie, trasporti e lavoro».

Una trasformazione che, conclude De Santis, richiederà risposte anche sul piano amministrativo e politico: «Cambia il sistema dei servizi, crescono le problematiche urbanistiche, aumenta il bisogno di integrazione e la politica deve rispondere per tempo alle necessità delle nuove città».