Rigopiano, le motivazioni della sentenza: la mancata Carta valanghe al centro delle condanne



di Redazione
Categoria: ABRUZZO
13/08/2026 alle ore 08:03



La tragedia di Rigopiano viene ricondotta dalla Corte d’Appello bis di Perugia al filone dei grandi disastri naturali italiani, come Sarno, Genova e Messina, nei quali la responsabilità deve essere valutata soprattutto sul piano della prevenzione. Nelle cento pagine di motivazioni della sentenza, che ha condannato a due anni gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci e assolto l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l’ex tecnico comunale Enrico Colangeli e altri dirigenti regionali, il nodo centrale resta la mancata realizzazione della Carta di localizzazione probabile delle valanghe (Clpv), prevista da una legge del 1992. Secondo i giudici, l’assenza di questo strumento impedì di classificare Rigopiano come area a rischio valanghivo e quindi di adottare misure preventive come la chiusura stagionale dell’hotel o la realizzazione di opere di protezione. La Corte sottolinea che la valanga fu un evento naturale, ma che la mancata mappatura del rischio rese impossibile evitare le conseguenze disastrose che provocarono la morte di 29 persone. Restano inoltre evidenziate le responsabilità legate alla gestione della viabilità provinciale: la turbina assegnata alla strada per Rigopiano era fuori uso da giorni e non venne sostituita, contribuendo all’isolamento dell’area durante l’emergenza neve e terremoto del 18 gennaio 2017. Per i giudici, il caso Rigopiano rappresenta un unicum sia per le dimensioni eccezionali della valanga sia per l’intreccio di competenze e doveri tra Regione, Provincia e Comune, tutti coinvolti nella gestione del rischio. La vicenda giudiziaria, però, non è ancora conclusa e si avvia verso un nuovo esame in Cassazione.