Lavoro in Abruzzo, la Uil lancia l'allarme: salari bassi e precarietà frenano la crescita



di Redazione
Categoria: ABRUZZO
29/07/2026 alle ore 08:04



Cresce il numero degli occupati, ma la qualità del lavoro resta una delle principali criticità in Abruzzo. È quanto sostiene la Uil Abruzzo, che analizza i dati del 25° Rapporto annuale Inps e dell'Ispettorato nazionale del lavoro, evidenziando come stipendi contenuti, precarietà e part-time involontario continuino a caratterizzare il mercato occupazionale regionale.

Il segretario generale della Uil Abruzzo, Michele Lombardo, invita a non fermarsi ai soli dati sull'occupazione. «Non basta contare quanti lavorano, bisogna capire quali condizioni di lavoro vengono offerte», afferma, ricordando che la retribuzione media annua dei dipendenti privati in Abruzzo si attesta a 20.966 euro, ben al di sotto della media nazionale.

Secondo il sindacato, la precarietà colpisce soprattutto giovani e donne, penalizzati da contratti discontinui, part-time spesso non scelti e retribuzioni più basse. Da qui la campagna "No ai lavoratori fantasma", promossa per richiamare l'attenzione sulle difficoltà di chi vive una condizione lavorativa instabile.

Anche Massimo Longaretti, della segreteria regionale della Uil, sottolinea i forti divari generazionali e di genere, evidenziando come queste differenze si riflettano anche sulle future pensioni.

Per la Uil, la crescita dell'occupazione può rappresentare un segnale positivo solo se accompagnata da salari più dignitosi, maggiore stabilità contrattuale e servizi capaci di favorire la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Solo così, conclude il sindacato, sarà possibile costruire un mercato del lavoro più equo e competitivo in Abruzzo.