L'arte di essere abbastanza 



di Pussy Galore
Categoria: Costume locale, vizi universali.
03/04/2026 alle ore 08:11



Stare con un uomo sposato è un po’ come entrare in una casa piena di luce… ma con tutte le stanze già occupate.

 

Tu non hai una chiave.

Hai un invito.

Che può essere revocato con la stessa eleganza con cui è stato dato.

 

All’inizio è quasi inebriante.

Non c’è la pesantezza del quotidiano, non ci sono le abitudini che logorano, non ci sono le discussioni su cose inutili.

Tu vedi solo il meglio.

Il lato scelto, lucidato, presentabile.

 

Una versione di lui che sembra fatta apposta per te.

 

E questo, bisogna dirlo, è terribilmente seducente.

Perché è tutto concentrato.

Come un profumo costoso: poche gocce, ma resta addosso.

 

Vi incontrate in spazi neutri, sospesi.

Camere d’albergo che non hanno memoria.

Macchine parcheggiate un po’ più lontano.

Messaggi che iniziano con “posso parlare?” e finiscono sempre troppo presto.

 

E tu, all’inizio, giochi bene la parte.

Leggera. Spiritosa. Mai invadente.

Quella che non crea problemi.

Quella che capisce.

 

Che parola pericolosa: capisce.

 

Capisce che ha degli impegni.

Capisce che non può sempre.

Capisce che ci sono giorni in cui sparisce senza spiegare.

 

Capisce tutto.

Tranne il punto in cui sta lentamente sparendo lei.

 

Perché stare con un uomo sposato è anche questo:

una sottrazione elegante.

 

Non succede all’improvviso.

Non c’è un momento preciso in cui dici “ecco, mi sono persa”.

Succede mentre aspetti.

Mentre giustifichi.

Mentre riduci le tue esigenze per non sembrare “troppo”.

 

Diventi bravissima a stare nel poco.

A farlo sembrare abbastanza.

 

E nel frattempo impari una disciplina che nemmeno nei conventi:

il controllo del desiderio.

 

Vorresti scrivergli. Non lo fai.

Vorresti vederlo. Aspetti che sia lui.

Vorresti chiedere. Ma ti trattieni.

 

Perché sai che ogni richiesta rischia di rompere l’incantesimo.

E quell’incantesimo, per quanto fragile, è l’unica cosa che avete.

 

Lui, quando c’è, è perfetto.

Attento. Presente. Quasi devoto.

Ti guarda come se fossi una scelta.

 

Il problema è che sei una scelta… a tempo.

 

E il tempo non lo decidi tu.

 

Arrivano i weekend, e tu sparisci.

Arrivano le feste, e tu diventi invisibile.

Arrivano le serate in cui avresti solo bisogno di lui… e scopri che non sei contemplata.

 

Non è cattiveria.

È struttura.

 

Lui ha già una vita piena.

Tu sei l’interruzione più bella di quella vita.

Ma sempre interruzione resti.

 

E allora inizi a colorare anche tu.

A mettere luce dove non c’è.

A raccontarti che “quando sta con me è vero”.

Che “con me è diverso”.

Che “prima o poi qualcosa succederà”.

 

Ti costruisci una narrazione elegante, quasi letteraria.

Degna di una tragedia greca, ma con meno dignità e più WhatsApp.

 

Poi arriva quel momento lì.

Quello che non fa rumore, ma cambia tutto.

 

Quando non riesci più a essere solo leggera.

Quando vuoi spazio.

Tempo.

Presenza vera.

 

Quando smetti di essere un’esperienza… e diventi una persona.

 

E lì si incrina.

 

Perché la verità è incompatibile con le mezze vite.

E tu, a un certo punto, non riesci più a stare bene a metà.

 

Ti accorgi che stai chiedendo il minimo come se fosse un privilegio.

Che stai aspettando come se fosse normale.

Che stai giustificando l’assenza come se fosse inevitabile.

 

E no, non è inevitabile.

È solo conveniente.

Per lui.

 

E tu?

Tu sei diventata bravissima a non disturbare.

 

Che è una qualità meravigliosa… se sei un soprammobile.

Un po’ meno se sei una donna.

 

La verità, quella che arriva quando smetti di raccontartela bene, è semplice e poco poetica:

 

stare con un uomo sposato non ti rende speciale.

Ti rende adattabile.

 

E l’adattamento, quando dura troppo, diventa rinuncia.

 

Poi certo, lui tornerà.

Scriverà.

Sentirà la mancanza.

Perché i momenti belli mancano sempre.

 

Ma i momenti non sono una vita.

 

E tu non sei un momento.

 

Sei intera.

Solo che, in questa storia, ti sei concessa a rate.

 

E alla fine, il conto non torna mai.