La discussione sulla separazione delle carriere dei magistrati torna al centro dell’attenzione pubblica in vista del referendum sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo 2026. In questo contesto si colloca l’uscita del volume “La separazione delle carriere dei magistrati. Riflessioni in vista del referendum”, firmato da Gennaro Varone, pubblico ministero presso il Tribunale di Pescara, pubblicato in questi giorni dalla casa editrice IlViandante nella collana di saggistica “Ponti letterari”.
Il libro si propone come un contributo di taglio riflessivo, costruito attraverso ragionamenti brevi e progressivi, con l’intento dichiarato di sottrarre il tema alla logica degli slogan e delle contrapposizioni identitarie. L’idea di fondo è accompagnare il lettore verso una scelta consapevole, senza indicazioni precostituite su come votare e senza ricorrere alla figura del “testimonial” che orienta il consenso. Piuttosto, l’opera invita ad avvicinarsi al referendum maturando una consapevolezza autonoma rispetto ai contenuti e alle implicazioni istituzionali della riforma.
La presentazione pubblica è in programma a Pescara mercoledì 18 febbraio, alle ore 18, presso la Fondazione La Rocca, in via Paolucci 71. In occasione dell’incontro l’autore dialogherà con l’editore Arturo Bernava, in un confronto che, nelle intenzioni, mira a restituire al dibattito un registro argomentativo e non propagandistico.
Varone definisce il testo un vademecum: una raccolta che conserva la spontaneità degli scritti originari, costituiti da articoli pubblicati sulle sue pagine Facebook a partire dal momento in cui ha deciso di interessarsi in modo sistematico a un tema che reputa cruciale per la vita democratica del Paese. L’obiettivo, spiega, è duplice: offrire una difesa contro le manipolazioni dell’opinione pubblica e invitare il lettore ad affrontare il voto referendario acquisendo consapevolezza della reale posta in gioco.
Il cuore del volume è un percorso di chiarificazione concettuale, pensato per chi non dispone di una preparazione tecnica ma desidera comprendere i termini della riforma. Varone intende “spiegare alcuni concetti” per superare formule suggestive che, nella sua prospettiva, possono risultare ingannevoli se assunte come verità autoevidenti. Da qui l’impostazione interrogativa di molte pagine, dove l’autore si misura con alcune domande cardine del processo penale e dell’assetto costituzionale della giurisdizione: il pubblico ministero può essere considerato imparziale pur essendo parte del processo, al pari del difensore dell’imputato? La separazione tra la carriera del pubblico ministero e quella del giudice comporterebbe una perdita della cosiddetta “cultura della giurisdizione”? E, soprattutto, la riforma rischierebbe di collocare il pubblico ministero sotto il controllo del potere politico?
Su quest’ultimo profilo, Varone sostiene che non sia vero che la separazione delle carriere determinerebbe un assoggettamento del pubblico ministero alla politica e argomenta le ragioni della sua tesi fino a qualificare la riforma costituzionale auspicata dai promotori del Sì come un atto di civiltà giuridica. La prospettiva è quella di un confronto che riconosce la delicatezza del tema, ma pretende che esso venga affrontato per ciò che effettivamente implica sul piano delle garanzie e dell’equilibrio istituzionale, non per ciò che evoca sul piano emotivo.
I capitoli attraversano diversi snodi della discussione contemporanea: separazione delle carriere, indipendenza e garanzie, struttura della carriera del magistrato, pro e contro della carriera unica, ruolo e funzionamento del Csm, il tema del sorteggio, i richiami a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fino a questioni più ampie, come il rischio per l’indipendenza della magistratura e le ricadute sull’assetto della democrazia rappresentativa. Ne risulta un indice che intende tenere insieme la dimensione tecnico-giuridica e quella istituzionale, con l’ambizione di offrire al lettore una mappa ragionata delle principali tesi in campo.
Gennaro Varone, classe 1964, è magistrato dal 7 giugno 1989. È attualmente pubblico ministero nel Tribunale di Pescara, dove ha svolto le medesime funzioni anche negli anni 2002-2017. È stato pubblico ministero nel Tribunale di Roma dal 2017 al 2024, con incarico nel pool dei reati contro la pubblica amministrazione. In precedenza ha esercitato nelle giurisdizioni di Mantova (come pubblico ministero presso la Pretura) e Campobasso; in quest’ultima sede ha operato dapprima nella Direzione Distrettuale Antimafia (1993-1998) e successivamente con funzioni di giudice civile e penale.