Banca fantasma, centinaia di abruzzesi truffati



di Redazione
Categoria: ABRUZZO
09/02/2026 alle ore 08:08



Un’app elegante, rendimenti promessi fino al 10% l’anno e servizi degni di un vero istituto di credito. Era così che si presentava la banca online finita al centro dell’operazione “Golden Tree”, condotta dalla Guardia di finanza di Ancona, che ha portato alla luce una maxi truffa con ramificazioni anche in Abruzzo.

Tra le due donne arrestate c’è una 40enne di Teramo, finita ai domiciliari perché considerata una figura apicale del gruppo. Secondo gli investigatori, il sodalizio avrebbe raggirato almeno 513 risparmiatori in tutta Italia, molti dei quali abruzzesi, attraverso un sistema che riproduceva fedelmente le dinamiche di una vera banca digitale, ma che in realtà operava secondo il classico schema Ponzi.

L’inchiesta è partita dalle denunce di alcune vittime e ha portato al sequestro di due società, 15 conti correnti tra Italia e Polonia e all’oscuramento della piattaforma online. Gli utenti, dopo aver installato l’app sullo smartphone, potevano investire somme di denaro che venivano vincolate per cinque anni, con la promessa di interessi molto superiori a quelli di mercato. I primi guadagni, accreditati poco dopo l’investimento, servivano a rafforzare la fiducia: in realtà erano alimentati dai versamenti dei nuovi clienti.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il denaro raccolto veniva utilizzato per spese personali, eventi promozionali mirati a reclutare altri investitori e operazioni finanziarie ad alto rischio, come l’acquisto di oro e criptovalute. Il sistema avrebbe movimentato diversi milioni di euro.

La credibilità della finta banca si fondava soprattutto sul passaparola online, sui social network e su iniziative promozionali che presentavano l’istituto come una “comunità” prima ancora che come una piattaforma finanziaria. Venivano inoltre offerti servizi apparentemente competitivi: conti correnti esteri, prestiti, investimenti e operazioni bancarie digitali.

Tra le vittime ci sono pensionati, operai, piccoli imprenditori e artigiani, molti dei quali hanno investito risparmi di una vita o denaro ottenuto tramite prestiti familiari. Oltre alle due arrestate, accusate di abusivismo finanziario e bancario, truffa e autoriciclaggio, risultano indagate altre 14 persone.