Polemiche senza fine, il caso Felicioni scuote Roseto



di Redazione
Categoria: ABRUZZO
05/02/2026 alle ore 08:13



I violenti disordini di Torino continuano ad avere ripercussioni anche lontano dal luogo degli scontri, coinvolgendo indirettamente l’Abruzzo. Prima il grave ferimento del poliziotto Alessandro Calista, 28 anni, originario di Pescara, brutalmente pestato durante gli scontri, poi le parole destinate a far esplodere la polemica pronunciate sui social da Luigi Felicioni, ex commissario cittadino della Lega a Roseto degli Abruzzi. In un commento Felicioni ha scritto che la «soluzione giusta ed equilibrata è sparare», arrivando a evocare «una pallottola ciascuno piantata nel cervello», trascinando la vicenda ben oltre la cronaca.

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. La maggioranza di Roseto degli Abruzzi ha preso nettamente le distanze dalle dichiarazioni, definite «gravissime e inaccettabili». Per il capogruppo di Roseto in Azione, Paolo De Nigris, invocare pubblicamente la giustizia sommaria rappresenta «una deriva barbara, incompatibile con uno Stato di diritto». Dura anche la posizione del Partito democratico: il segretario regionale Daniele Marinelli, insieme ai parlamentari Michele Fina e Luciano D’Alfonso, parla di «barbarie verbale» che legittima la violenza e avvelena il clima democratico, ricordando che chi ricopre o aspira a ruoli pubblici ha il dovere di misurare le parole.

A prendere le distanze è stato anche il centrodestra rosetano. In una nota congiunta, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi Moderati e Udc hanno respinto l’idea che le frasi dell’ex commissario possano essere ricondotte all’intero percorso politico della coalizione, parlando di strumentalizzazione, anche alla luce delle dimissioni rassegnate da Felicioni nelle ultime ore. Il tavolo del centrodestra ribadisce il rispetto delle istituzioni e resta in attesa che la Lega indichi un nuovo referente cittadino.

Felicioni, però, non arretra. In un video pubblicato su Facebook rivendica il commento, definendolo frutto dell’emozione ma sostenendo che lo riscriverebbe, perché «un pensiero simile potrebbe uscire dalla bocca del 99,9 per cento degli italiani». Attacca il garantismo, definito «un’arma dei giudici», e si definisce una voce scomoda. Il giorno successivo, in un secondo post più formale, precisa di aver parlato da privato cittadino, comunica di aver rassegnato le dimissioni da commissario cittadino della Lega già il 31 gennaio per motivi personali e ribadisce di non ricoprire più incarichi nel partito, annunciando possibili azioni contro chi avrebbe coinvolto la sua famiglia nella polemica.