Medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici degli ospedali abruzzesi si preparano allo stato di agitazione contro il taglio al salario accessorio. La protesta coinvolge le Asl di Pescara, Chieti, Teramo e L’Aquila ed è promossa da Uil Fpl e Fp Cgil.
La Regione Abruzzo ha deciso di eliminare per il 2024 e il 2025 l’indennità annuale legata alla produttività, pari a circa 700–1.000 euro a lavoratore, per un risparmio complessivo di 25 milioni di euro. Una misura legata al pesante disavanzo della sanità regionale: 92 milioni nel 2024 e una stima di 98 milioni per il 2025.
I sindacati denunciano che il personale non riceve questo compenso da due anni e che non ci sono certezze nemmeno per il futuro. Tutto dipenderà dal piano sanitario 2026-2028 che la Regione dovrà presentare entro il 31 gennaio e che sarà valutato con poteri vincolanti dai ministeri dell’Economia e della Salute.
Uil e Cgil chiedono che nel piano sia inserito il ripristino del salario accessorio almeno dal 2026. In caso contrario, annunciano una mobilitazione prolungata.
A peggiorare la situazione, sottolineano i sindacati, c’è anche l’aumento delle aliquote Irpef regionali dal 2026, che ridurrà ulteriormente le buste paga.
«È una beffa per chi lavora in condizioni estreme, tra carenza di personale, turni pesanti e aggressioni frequenti», affermano i rappresentanti sindacali, che parlano di professionisti sempre più stressati e spinti ad abbandonare il servizio pubblico.
La vertenza apre così una nuova fase di scontro tra lavoratori della sanità e Regione Abruzzo.