Chico Forti, Giorgia Meloni e il non-interesse per la questione carceri



di Jacopo D'Andreamatteo
Categoria: Riflessioni e Parole
19/05/2024 alle ore 17:03



Ieri mattina è tornato in Italia il detenuto Enrico detto “Chico” Forti, dopo oltre 24 anni di detenzioni nelle carceri americane. Di lui e della sua storia se ne sono occupati in molti, “Le Iene” ne hanno fatto anche uno speciale a puntate. Una storia di giustizia penale americana che potrebbe essere trasposta in una serie tv sulle piattaforme di streaming, tanto zeppa di ipotesi di complotto, scene del crimine probabilmente inquinate e la vita del personaggio che si divideva in produzioni cinematografiche e affari immobiliari. 

Ad attenderlo all’aeroporto di Pratica di Mare c’era niente meno che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivata ben prima dell’atterraggio del volo di stato. Siamo certi che l’impegno del Presidente del Consiglio, della rete diplomatica e con il Ministero della Giustizia sia stato massimo, d’altronde il caso era ed è mediatico, i riflettori accesi sono massimi dal 2000, anno della condanna e due anni dopo l’avvenuto omicidio. Ma era proprio necessaria la presenza del Presidente del Consiglio Meloni sulla pista, per stringere la mano ad un condannato all’ergastolo per omicidio? In Italia vi sono 61.297 detenuti a fronte di una capienza regolamentare nelle carceri pari a 51.167, con il triste primato di Brescia dove “Canton Monbello” segna un sovraffollamento pari al 218,1%

Forti verrà trasferito nella casa circondariale di Montorio a Verona, dove su 335 posti vi sono 526 detenuti (dati al 30.06.2023).

Era necessaria una stretta di mano all’ergastolano Forti o un interesse concreto e giornaliero – a riflettori spenti – per tutti i detenuti, anche e soprattutto quelli in attesa di giudizio o appellanti – che vivono ogni giorno stretti senza dignità le proprie colpe e le ingiustizie?