L'Abruzzo e Pescara: la Fontamara 2.0 della furbizia dei poveri negli occhi del viaggiatore



di Redazione
Categoria: Editoriale
23/11/2023 alle ore 12:27



L’immagine di un territorio, sia esso città o regione o nazione, si evince dai suoi luoghi destinati a chi arriva. Un aeroporto, una stazione ferroviaria, un porto, ci indicano il grado di civiltà di un luogo, sono il primo biglietto da visita del territorio nei confronti dell’ospite.

Seguendo questa premessa, immaginiamo cosa trova chi arriva a Pescara, città che rappresenta il nostro Abruzzo come e più di altre. Mettiamo che arriviate in treno: la stazione ferroviaria è una cattedrale vuota: non ci sono esercizi commerciali, c’è un bar con orari ridicoli che sembra preso di forza da un’autostrada (anche con i prezzi!), non c’è una farmacia, esistono wc a pagamento dove non ci lavereste l’automobile, non c’è il Wi-Fi, non ci sono indicazioni per dove prendere un bus o altro. Mettiamo che riusciate a spostarvi a tentoni fino ad arrivare al terminal bus per raggiungere una meta: non c’è una scritta che lo indichi o lo individui, non c’è una pensilina se dovesse piovere, non c’è che il deserto cementificato del nulla. Mettiamo che dobbiate da lì arrivare in aeroporto: non ci sono indicazioni di quale mezzo prendere, di dove prenderlo, della frequenza. Mettiamo che arriviate in aeroporto per pura fortuna: non c’è un’edicola, un negozio, un indizio di qualcosa che possa permettervi di trascorrere del tempo in attesa. Questa è la situazione di un territorio che pensa troppo alle cose piccole, senza avere un respiro più alto. Perché qualcuno dovrebbe tornare in questa bellissima realtà dove rischia di rimanere prigioniero del disagio e dell’ improvvisazione..?

E smettiamola con i luoghi comuni della montagna ed il mare a mezz’ora, della Regione dei parchi, degli arrosticini, di Miami dell’Adriatico… In realtà, abbiamo dei (pessimi) gin tonic a 12€, neanche a Milano (dove almeno sei vuoi muoverti sai come fare). È lunga la strada per chi non ha nessun cammino.