Gay Pride in Abruzzo, tutte le perplessità di Carola Profeta


Presidente dell'Associazione Noi per la Famiglia


di Redazione
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
11/10/2019 alle ore 09:42



“Non condivido assolutamente il fatto che si possa legare un simbolo, un gioiello della tradizione abruzzese, ad una manifestazione esclusivista, che tra l'altro, come anche raccontato nel video della presentazione del Gay Pride Abruzzo, si regalava alla sposa, da parte dello sposo prima di unirsi in matrimonio”. Così Carola Profeta, Presidente dell’Associazione Noi per la Famiglia, interviene sul caso in questione, e osserva:

“Ci saranno anche le unioni civili, il cosidetto matrimonio Cirinnà, ma cosi come anche sancisce la Costituzione, la famiglia è una sola ed è quella naturale fondata dall'unione di un uomo e una donna. Ma a parte questo, di questo manifesto mi colpiscono due cose. Riporto le parole esatte dell'appello per il Gay Pride: Chiamiamo le realtà sociali, culturali, religiose, sindacali ed istituzionali a partecipare all’intero percorso che vorremmo il più nclusivo, coinvolgente e gioioso possibile.

Perchè si chiede la partecipazione delle realtà religiose se voi stessi nella prima parte scrivete: "Noi persone LGBT+ siamo state discriminate in varie epoche storiche e da diversi sistemi di potere politico, militare o religioso"; Perchè volete un riconoscimento della religione se sapete benissimo che le tre principali religioni: Cristianesimo, Ebraismo e Islam dicono esattamente la stessa cosa e cioè che riconoscono una solo unione quella tra uomo e donna? Perchè volete a tutti i costi far disconoscere un principio etico fondamentale che è alla base del 90% della sfera confessionale? o forse pensavate che solo i "fanatici e retrogradi" cristiani difendono il matrimonio unico tra uomo e donna?

2) Un Pride che richiami le #ISTITUZIONI #SCOLASTICHE a non negare l’esistenza di uno specifico ostracismo culturale ed a reagire all’omofobia non solo nel campo disciplinare ma con azioni positive di inclusione ed informazione.

Che significa "ostracismo culturale"? che intendeve voi per "omofobia"?, che intendete azioni positive di inclusione e informazione? A me sembrano tutte parole mal celate della promozione scolastica dell'ideologia GENDER e questo ve lo potete scordare! Perchè se volete che la scuola insegni ai ragazzi il rispetto UMANO dovuto a tutti, senza discriminazione di sesso, di orientamento sessuale, di razza, di religione, di ideologia politica (qualunque essa sia) io sono assolutamente D'ACCORDO con voi. Ma se quello che voi chiedete vìola la priorità educativa genitoriale, ebbene siamo di fronte ad un infrazione di legge non solo del nostro ordinamento giuridico, ma anche della Costituzione e anche della Carta Internazionale dei Diritti dell'Uomo . Se per "l'ostracismo culturale" intendete il fatto che nelle scuole si insegna tramite la scienza, la biologia, l'etica, l'anatomia, la genetica, che i generi umani sono due e cioè il MASCHIO E LA FEMMINA ebbene non è una negazione, ma è l'affermazione di una verità inconfutabile. Se per "omofobia" intendete insegnare ai ragazzi il rispetto per chi sceglie di vivere la propria vita affettiva e sessuale in maniera "diversa" (e la parola diversa viene usata sempre nel vostro video di presentazione del logo del Gay Pride, non lo dico io) mi trovate assolutamente D'ACCORDO, ma se per "reagire all'omofobia" intendete mettere il bavaglio a chi non la pensa come voi e a chi ricorda le leggi, ricorda la scienza, imprime un contraddittorio sostenuto da tesi non negoziabili e allora non andiamo d'accordo per niente.

"Azioni positive di inclusione e informazione"? Giù le mani dai nostri figli! Nella scuola non si possono toccare temi cosi delicati, come la disforia di genere o l'outing giovanile omosessuale, che appartengono alla sfera prettamente etica della famiglia e quindi al ruolo genitoriale. E se per caso qualche genitore non lo fa, se ne assumerà le conseguenza , egli stesso, davanti alla società, davanti alla vita del figlio e per quel che mi riguarda, anche davanti a Dio. Ma non sia mai che qualcun'altro pensi di potersi sostituire ai genitori.”

 

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