Fine vita, si apre la spaccatura fra sinistra e centro?


La Consulta apre al suicidio assistito: ecco le reazioni e i possibili riverberi sul Governo


di Leonardo De Santis
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
26/09/2019 alle ore 15:27



Con la sentenza di ieri la Corte Costituzionale ha stabilito nel dettaglio le condizioni che rendono non punibile chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio. Il verdetto pronunciato resta ora in attesa di un indispensabile intervento del legislatore, che dovrà arrivare accelerando i lavori delle Camere. 

Sulla sentenza si sono registrate inevitabilmente le prime reazioni: “Siamo di fronte a una questione drammatica che riguarda la vita e la morte. Su questa materia nessuno deve cantare vittoria”, così il cardinale Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha mostrato la sua preoccupazione ed il suo sconcerto per tale decisione. “Mi riferisco a una mentalità per la quale la vita può essere facilmente interrotta o eliminata, al posto di favorire la vita si favorisce un’altra strada”, ha poi concluso.

Adesso la Consulta chiama in causa il Parlamento, il cui intervento è indispensabile e la politica dovrà rispondere all’appello. Se non fosse che sono anni che da più parti viene sollecitata una legge sul fine vita e non si è mai arrivati a niente: questa è finalmente l'occasione per credere a una svolta. Nell’ultimo anno in particolare, con la scadenza già fissata dalla Corte Costituzionale al 24 settembre per fare una legge in materia, la politica una decisione l’ha presa: ha deciso di non decidere. Il tema è stato rinviato, poi si sono svolte audizioni, alla fine si è capito ciò che era ovvio ovvero che, davanti a varie e diversissime proposte di legge depositate, non c’era un’intesa politica. Alla Camera il dibattito è stato lunghissimo, al Senato non si sono fatti gli approfondimenti necessari e così il tempo è scaduto e la parola è passata ai giudici, i quali ieri hanno posto alcuni paletti.

I presidenti delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera in quota grillina da subito hanno chiarito che la sentenza sarà esaminata quanto prima. La richiesta è stata avanzata anche da Stefano Ceccanti del Pd durante una riunione dell’ufficio di presidenza. Tradotto significa che i partiti di maggioranza, almeno sulla carta, hanno tutta l’intenzione di accelerare ma la scrittura della legge può richiedere parecchio tempo dal momento che all’interno dei partiti ci sono diverse sensibilità.

In tanti nel Movimento 5 Stelle hanno esultato, più complesso il discorso dentro il Pd. Il vicesegretario Andrea Orlando lancia un chiaro messaggio all’anima cattolica del suo partito: “Mi auguro che domani non si crei un bipolarismo etico ma che si abbia una grande misura per colmare un vuoto di cui siamo tutti quanti in qualche modo responsabili ed è una sconfitta della politica quando poi è la giustizia a dover intervenire”. Inoltre non poteva certo mancare il giudizio di Matteo Renzi, fresco fondatore di Italia Viva con l’ambizione di tornare a rappresentare il centro: “Sul fine vita io penso che la legge vada fatta ma che ci voglia un grande, grande e giusto e intelligente modo di arrivare a questa legge. Stiamo parlando di come salutiamo le persone cui vogliamo bene, come pensiamo la nostra fine. Vale per cattolici buddisti, musulmani. Nella civiltà dei contadini, dei nostri nonni, il piccolino veniva accompagnato per mano a dare l'ultimo saluto. Bisognerebbe che questa legge venisse fatta tutti insieme, ci sono centinaia di altri motivi per litigare. Bisogna fare uno sforzo, gli uni e gli altri, di ascoltarsi, senza scontri ideologici, si può fare”.

Intanto è già stato depositato un testo che ha come prima firma quella della senatrice del Pd Monica Cirinnà: “Consentire a chi già sta morendo di poterlo fare secondo la propria visione della dignità del morire”. La proposta di legge presentata proprio ieri in Senato è stata sottoscritta anche da Tommaso Cerno (Pd), Loredana De Petris (Leu), Matteo Mantero (M5s), Riccardo Nencini (Psi), Paola Nugnes (Leu) e Roberto Rampi (Pd). “Una proposta in più tra le tante che sono già state depositate”, tengono a precisare i firmatari del ddl che sono tutti concordi nel sottolineare che “non ci sono linee di partito su questo tema, ma solo diverse sensibilità”. Ed è con queste sensibilità che bisognerà fare i conti per trovare un accordo.

 

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