Pagati per restare sul divano: ecco i miracolati del M5S


Reddito di cittadinanza, assegno da 481 euro per 960mila famiglie. Sussidio di povertà per 2,3 milioni di cittadini


di Leonardo De Santis
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
17/09/2019 alle ore 14:09



Domande approvate: 960.007. Domande respinte: 409.644. Sono questi i numeri del reddito di cittadinanza, che di certo non ha fatto “boom”. Se la platea dei beneficiari, secondo le previsioni del ministro Luigi Di Maio, avrebbe dovuto essere di 5 milioni di italiani prima e 3,5 milioni poi (come scritto nella relazione tecnica del decreto), dai dati Inps aggiornati all’inizio di settembre viene fuori invece che a esser coinvolti ad oggi sono poco più di 2,2 milioni di italiani. E ammesso che entro fine anno se ne aggiungeranno altri, resterà comunque una grossa fetta di quell’Italia povera che, pur avendo i requisiti, il reddito ha preferito non chiederlo.

Basta parlare con gli impiegati dei Caf per capire perché: in tanti si presentano agli sportelli con uno o più lavori in nero. E dopo un’analisi costi-benefici, preferiscono restare nel cono d’ombra del sommerso anziché accendere la luce dei controlli dell’Agenzia delle entrate e dei Comuni, con il rischio di dover rinunciare pure alle esenzioni destinate ai poveri di cui già godono. E per quanto si possa essere fatalisti, chi lo sa, magari dai controlli può venir fuori quella moto che (stando all’Isee) in teoria non ci si potrebbe permettere.

Quindi fatti i conti, molti salutano gli impiegati dei Caf, si alzano e tornano a casa senza neanche compilare il modulo. L’assalto agli sportelli per richiedere il reddito in effetti non c’è stato: alla fine si spenderà pure meno del previsto. Ammesso che entro dicembre i beneficiari supereranno di poco il milione di famiglie, ci sarà comunque un risparmio di circa 1 miliardo e mezzo sia per il 2019 sia per il 2020. Nella relazione tecnica il governo aveva messo a bilancio 5,6 miliardi per quest’anno e 7,1 per l’anno prossimo per una platea di 1 milione 365mila famiglie. Un “tesoretto” che ora farà comodo al Conte bis per la manovra.

Ma che forse potrebbe essere più sottile se solo si sbloccasse la questione del cosiddetto “emendamento Lodi” inserito in sede di conversione del decreto legge, che chiede ai cittadini extracomunitari di presentare non solo l’Isee, come tutti gli altri, ma anche la certificazione patrimoniale rilasciata dai Paesi d’origine. Con la previsione di un successivo decreto ministeriale che avrebbe dovuto stabilire i Paesi nei quali è “oggettivamente impossibile” procurarsi questa documentazione.

Ma il termine per l’emanazione del reddito è scaduto il 18 luglio scorso e l’Inps, nell’attesa, ha sospeso dal 5 luglio con una circolare l’esame delle domande presentate dai cittadini stranieri. Situazione contro la quale una serie di associazioni, capeggiate dall’Asgi, hanno fatto ricorso al Tribunale di Milano. Ad oggi su 960mila domande accolte tra reddito e pensione di cittadinanza, solo 53.971 riguardano cittadini extracomunitari. Un numero falsato dai requisiti se, come certifica l’Istat, il rischio di povertà per gli stranieri è quasi il doppio rispetto a chi vive in famiglie di soli italiani.

In assenza di requisiti più stringenti degli altri e stop a tempo indeterminato insomma per gli stranieri la platea dei beneficiari potrebbe allargarsi. Ma fatto il decreto in tutta fretta, erogate le prime somme a favore di telecamere, ora l’urgenza è terminata. E questo vale sia per i potenziali beneficiari extracomunitari. Sia per la fase due del reddito, quella in cui si dovrebbe cercare un lavoro ai beneficiari. La neoministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha detto che sono «al lavoro per far partire la fase due del reddito di cittadinanza». Che è in ritardo ormai di oltre tre mesi.

Ai 2.500 circa navigator (esclusi i 471 campani) a breve arriverà il secondo stipendio, ma oltre a fare formazione al momento non possono dedicarsi ad altro. E della piattaforma di incrocio tra domanda e offerta di lavoro, annunciata in pompa magna in ogni convention grillina dalla coppia Luigi Di Maio-Mimmo Parisi, si è persa ogni traccia. Intanto i centri per l’impiego continuano a funzionare con i fogli dei beneficiari compilati e depennati a mano, aspettando ancora “l’abolizione della povertà”.

 

twitter@ImpaginatoTw