La prima scommessa del governo: infrastrutture (vere)


749 opere sono bloccate per circa 62 miliardi di euro. Giallorossi subito alla prova cantieri


di Leonardo De Santis
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
16/09/2019 alle ore 15:25



Sono cinque le grandi opere pronte per partire, dotate di tutti i pareri tecnici e delle approvazioni progettuali necessarie: su queste opere si misurerà subito la volontà del governo di accelerare le infrastrutture rispetto al precedente Esecutivo. Una di queste, l’Alta velocità Brescia-Padova, in realtà è già partita con la pubblicazione dei bandi di gara e la verifica consiste semmai nel capire se il decollo avverrà effettivamente senza scossoni e nel rispetto del cronoprogramma. 

Le altre quattro opere sono sempre state molto divisive fra M5S e Pd, a Roma e sui territori, e sono quindi il vero “test cantieri” per il governo e per il neoministro delle Infrastrutture Paola De Micheli, che ha già dichiarato di voler eliminare i veti politici alle opere. Si tratta della Gronda di Genova, su cui il ministro si è già pronunciata a favore, ricevendo in cambio le prime bordate M5S, della bretella Campogalliano-Sassuolo, pronta da tempo ma rallentata dall’ex ministro Danilo Toninelli per ulteriori analisi, del passante di Bologna, su cui il punto chiave è sempre il rapporto con Aspi, e del nodo Alta velocità di Firenze.

Sull’effettivo decollo di queste opere in tempi brevi si misurerà la capacità di De Micheli ma anche l’atteggiamento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che già nei prossimi giorni dovrebbe provare a dare una linea unitaria al governo. La scorsa settimana Luigi Di Maio ha ribadito che spetta al premier Conte l’ultima parola.

Parlava in particolare dell’intesa di maggioranza sulla concessione ad Aspi, ma il riferimento era all’intero capitolo delle grandi opere. Proprio su questi temi il ruolo del presidente del consiglio è destinato a crescere, come arbitro e garante dell’accordo di maggioranza e tuttavia anche come collante e primo artefice della politica del governo. Conte da tempo batte sulla necessità di far ripartire gli investimenti e per questo ha potenziato Palazzo Chigi con la cabina di regia Strategia Italia e la task force tecnica Investitalia.

I test sulle infrastrutture per il governo non si fermano qui, ma spaziano inoltre dalla riforma del codice appalti (che deve completarsi con il regolamento generale) alla nomina dei commissari Sblocca cantieri su un elenco di 77 opere lasciato dall’ex ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli al ministero dell’Economia. Le cinque opere pronte ai blocchi di partenza hanno dunque acquisito le condizioni per partire grazie al lavoro della struttura di missione guidata da Alberto Chiovelli di cui ora la ministra dovrà decidere la riconferma. Anche nell’era Toninelli, Chiovelli e la struttura di missione hanno continuato a lavorare per far avanzare l’iter delle opere fra non poche difficoltà. 

Effettivamente la Gronda resta l’opera più impegnativa per il governo: non pesa solo la questione della revoca della concessione per la A10 chiesta da M5S. Prima di partire infatti serve anche il recepimento dell’accordo fatto in sede Ue sul piano economico-finanziario, con l’allungamento della concessione dal 2038 al 2042 per finanziare l’opera.

 

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