Super tasse alle regioni, come evitarle?


Autonomia differenziata: ecco il nuovo banco di prova per il governo


di Davide Leonardi
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
11/07/2019 alle ore 18:56



Si tiene oggi un nuovo vertice, dopo la fumata nera di una settimana fa, a palazzo Chigi con il presidente del consiglio Giuseppe Conte, i ministri interessati ed i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, incentrato tutto sul tema dell'autonomia differenziata, tema sul quale si sono registrate differenze di vedute e che ancora non è dunque approdato in Parlamento. 
La richiesta di maggiore autonomia è stata avanzata da nove regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Toscana, Marche, Umbria e Campania), in due si è svolto un referendum nel 2017 che ha confermato la richiesta (Lombardia e Veneto) ed oltre a queste ultime anche con Emilia-Romagna e Piemonte si è giunti alla fase di intese tra regioni e governo. 

In tal senso il ministro dello sviluppo economico Di Maio ha prontamente messo dei paletti all'autonomia, che "sarà fatta, è nel contratto di governo, ma non verranno penalizzate le regioni del centro-sud, questo l'abbiamo detto chiaramente alla Lega. Noi il centro-sud lo tuteleremo con tutte le nostre forze". Dopo appunto l'ultimo vertice che a palazzo Chigi si è concluso con un nuovo rinvio ad oggi, il vicepremier sottolinea di aver "più volte detto che non bisognava avere fretta per chiudere la questione Autonomia".

"Si tratta - spiega il capo politico dei 5Stelle - di un tema molto importante che va trattato con massima trasparenza e serietà. Stiamo sciogliendo tutti i nodi per garantire un'autonomia equilibrata che non vada a penalizzare nessuna regione". "Questo - ricorda - lo dico dal primo istante e finalmente abbiamo intrapreso la strada giusta". Di spaccare il Paese in due e lasciare il Centro-Sud isolato insomma non se ne parla, è chiaro l’avvertimento di Luigi Di Maio: “Se mio figlio va a scuola deve avere le stesse opportunità degli altri bambini. Insomma, facciamo le cose fatte bene e il Movimento 5 Stelle ne è il garante”, assicura. 

Infatti dopo le elezioni europee, l’alleato di governo dei 5 Stelle, la trionfante Lega di Matteo Salvini, prova a capitalizzare il risultato e grazie ai ribaltati rapporti di forza con i grillini detta l’agenda, rilanciando su immigrazione come su economia, i propri cavalli di battaglia. L’autonomia, come è noto, lo è da sempre: un provvedimento che dovrebbe riguardare tra l’altro due regioni leghiste, Veneto e Lombardia, e una a trazione Pd, l’Emilia-Romagna. “Sull’autonomia differenziata ho sempre detto che non bisogna avere fretta e che vanno sciolti tutti i nodi”, ha sottolinea Di Maio ieri.

E proprio nella giornata di ieri è arrivato anche l’attacco della sua collega di partito, la ministra per il Sud Barbara Lezzi: “Sull’autonomia differenziata, nonostante le riunioni già fatte, non c’è ancora nessun testo”. Ma da cinque mesi il governo Conte lavora su bozze di testo: il prossimo vertice sul tema è fissato per oggi 11 luglio, appuntamento questo delicato, cui parteciperà anche il ministro dell’economia Giovanni Tria, parlando del capitolo finanziario.
Effettivamente le carte integrali sul regionalismo differenziato possono far presagire come Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna si preparino a frantumare il paese. I nuovi testi delle intese potrebbero annunciare un precipizio istituzionale: la frantumazione, sostanzialmente irreversibile, delle strutture materiali ed immateriali alla base della collettività e dell’identità nazionale. Scuola, Sanità, Ricerca, Infrastrutture, Beni culturali, Ambiente, Professioni, Previdenza integrativa, Sicurezza sul lavoro e altro ancora, con relative risorse, dalla competenza statale passerebbero a quella regionale. A preoccupare è quindi l’immagine di un’Italia a due velocità, spaccata in due, tra nord e sud: nella scuola, nella sanità, nei servizi. “Ho molti dubbi sulla scuola regionale”, dice Di Maio. “Ma classi di serie A e di serie B sono incostituzionali”. 

Su Facebook il vicepremier rilancia: “Anche sulle tasse ieri ho sentito parlare di condoni. Il Movimento di condoni non ne fa e non ne farà mai e troviamo assurdo che, quando si parla di tasse, il primo pensiero di qualcuno sia fare dei regali ai grandi evasori. Per noi i grandi evasori vanno in carcere!”. Una certezza piuttosto per il capo politico grillino è che l’Iva “non aumenterà e taglieremo il costo del lavoro per aiutare le imprese”. E non manca un passaggio sulla Flat Tax, tanto cara agli alleati di governo della Lega. “Aspettiamo ancora le coperture”, dice Di Maio. “Non c’è un piano, ma per noi si fa. Basta che per farla non si aumenti l’Iva appunto, o si tolgano soldi già in tasca agli italiani, perché sarebbe una presa in giro che già abbiamo visto per molti, molti anni”.

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