Dicono che il voto s'avvicini. E che stavolta persino Mattarella spinga


Salvini intanto ha scelto: con Toti e la Meloni ma senza Berlusconi


di l'innocente
Categoria: CapoVerso (rubrica innocente)
06/07/2019 alle ore 07:55

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Dicono che il voto a settembre stavolta sia più di un sussurro. È possibilità concreta. Basta non scavallare il 18/20 luglio. Altrimenti non se ne farà nulla. Perciò le pressioni su Matteo Salvini si intensificano. Così come le paure dei pentastellati. Che faranno quindi di tutto per evitarlo.

Dicono che stavolta non c’è solo la presa d’atto di Mattarella, ma proprio la sua spinta decisa. Il Colle, spifferano, si è speso personalmente con parecchi governi europei per evitare la procedura contro l’Italia, ci ha messo la faccia. Ma ha anche promesso ai capi di Stato più perplessi che presto, molto presto il Belpaese avrebbe avuto un governo politico “adeguato”. Governo di persone competenti. Politicamente competenti. Niente più dilettanti allo sbaraglio. Tradotto: niente più neofiti a Cinquestelle.

Dicono che Salvini abbia recepito e però tentenni. Che stia valutando, che non sia ancora del tutto persuaso. Anche perché, così com’è, la situazione per lui è ottimale e confermata dal lento, ma inarrestabile aumento dei consensi che registra settimanalmente.

Dicono tuttavia che il Capitano, tra una Sea Watch che provoca, un’autonomia regionale ancora da festeggiare e una Flat tax difficile da incardinare, capisca bene che la corda prima o poi possa spezzarsi. Tanto vale quindi prepararsi. Forse per questo, per avere in mano sempre e comunque le carte migliori, Salvini ha deciso di vedersi, dopo oltre tre mesi di gelo, con Giorgia Meloni.

Dicono che l’abbia fatto per confermarle che se si andrà al voto Fdi sarà della partita. Insieme a Giovanni Toti e agli azzurri emigrati da Fi. Ma senza la “Cariatide” e tutte quelle inutili mezze figure al seguito. Berlusconi può starsene a sonnecchiare a Strasburgo, ha chiarito il Capitano, a Roma non c’è spazio né per lui né per le Carfagna o i Micciché.

Dicono, infine, che quanto a Mediaset, non ci saranno certo problemi. Anzi. La Lega di governo tutelerà l’azienda italiana, com’è giusto che sia. Purché rimanga, appunto, italiana. Del resto, se l’Italia acchiappa la poltrona di Commissario alla Concorrenza scherzi a Cologno monzese non ne potranno mica fare. Dicono.

 

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