Csm e riforma della magistratura: tra il dire e il fare c'è solo Mattarella


Consapevole del disastro causato dall'inchiesta di Perugia sulla magistratura si è presentato piuttosto determinato a palazzo dei Marescialli


di l'innocente
Categoria: CapoVerso (rubrica innocente)
22/06/2019 alle ore 12:44



Tra il dire e il fare c’è solo Mattarella. Che consapevole del disastro causato dall’inchiesta di Perugia sulla magistratura si è presentato piuttosto determinato a palazzo dei Marescialli: “Vicenda sconcertante. Oggi si volta pagina” ha scandito davanti a quel che del CSM resta. Belle parole. Dure e giuste. Ma come si fa? Come si può cambiare se tutto, a cominciare dai criteri di elezione, dovesse restare uguale? 

Ecco il quesito che sottintende alla netta presa di posizione del Colle. Che può essere determinato quanto gli pare, ma sa perfettamente che è necessario il bisturi se si vuol cambiare l’andazzo. Non si scappa. Esattamente l’opposto degli altolà cui si è andati incontro ogni qual volta qualcuno s’e’ azzardato a proporre riforme incisive. Il minimo sindacale della protesta corporativa fu “l’attacco alla democrazia”.

Fateci caso, la Costituzione, l’autonomia, l’autogoverno, l’indipendenza, l’irresponsabilità: sono decenni che ci sbomballano con l’intangibilità delle regole scritte e pensate per il sistema giudiziario.

Dopodiché grazie ad un Trojan, un virus informatico diventato strumento di lavoro, si scopre che il Re è nudo. Che non c’è alcuna diversità, men che meno alcuna superiorità morale tra i togati. Nessuna. Sono umani esattamente come gli altri. Si comportano come tutti gli altri. Solo che l’hanno sempre fatto, senza che mai nessuno fiatasse. Brigano, trescano, pugnalano alle spalle, organizzano cordate per spartirsi poltrone e potere e pure i biglietti per le partite esattamente come tanti di quelli che poi inquisiscono o giudicano. Bella roba davvero.

Col di più che questa “casta delle caste” è riuscita nella non facile impresa di fottersi da sola. Per pura presunzione di onnipotenza.

Cosicché è davvero fantastico venire a sapere di cosa sia capace chi dovrebbe, deontologicamente, essere e pure apparire al di sopra di ogni sospetto.

Il risultato ovviamente è scontato: la fiducia nel sistema giudiziario nostrano, già ai minimi, e la credibilità delle sue rappresentanze sono state letteralmente azzerate.

Ecco perché il richiamo del Quirinale non può fermarsi all’enunciazione. A questo punto è proprio il Colle, nell’esercizio della sua funzione costituzionale, che ha l’obbligo di indicare agli italiani come e cosa cambiare. È il Presidente della Repubblica, in quanto garante, più che il governo, che deve imprimere e favorire la svolta legislativa. Accompagnarla fino a compimento. Per impedire che tutto il marcio emerso dall’inchiesta Palamara torni a scorrere sottotraccia sino alla prossima crisi che verrà. Tra il dire e il fare c’è solo Mattarella.

 

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