Caso Gran Sasso: ecco perché Toninelli sapeva tutto


Ma ciononostante il ministero gioca la carta della ripicca


di Leonardo De Santis
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
13/05/2019 alle ore 13:33



Strada dei Parchi ha annunciato e confermato che dalla mezzanotte del vicino 19 maggio provvederà alla chiusura del traforo del Gran Sasso in entrambe le direzioni e, se da un lato il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli non parla, colpito da improvviso mutismo, in compenso lo sostituisce il vicepresidente di SdP Mauro Fabris. 

La società ha chiarito di aver allertato il ministero della volontà di chiudere il traforo sin dal 5 aprile, ricevendo cinque giorni dopo, il 10 una risposta priva di obiezioni e piena di rassicurazioni: il dipartimento per le infrastrutture, i sistemi informativi e statistici, la direzione generale per la vigilanza delle concessioni autostradali infatti in quell’occasione hanno precisato che la società non ha competenze nei lavori di messa in sicurezza, quantificati in circa ed oltre 170 milioni dalla regione.

(LEGGI ANCHE: IL GOVERNO MINACCIA STRADA DEI PARCHI)

AVVISO

Il vicepresidente Fabris spiega come non si possa reiterare un reato e come, essendo indagati per inquinamento delle acque, si debba fermare il traffico di auto e tir: i periti della procura hanno scritto che il rischio di contaminazione esiste ancora. La concessionaria di proprietà di Carlo Toto dunque si tutela per non finire nuovamente sotto inchiesta, indagata insieme alla società del ciclo idrico delle acque Ruzzo Reti Spa e all’Istituto di fisica nucleare del Gran Sasso, a causa dell’inquinamento delle acque sotterranee, quelle stesse acque che poi finiscono nei rubinetti di 700mila abruzzesi.

L’indagine è nata da alcuni casi di contaminazione delle acque potabili che, seppur gli inquinanti siano rimasti nei limiti di legge, hanno fatto accendere e scattare il campanello d’allarme.

SILENZIO

Dopo questo retroscena l’assenza di Toninelli è ancor più ingiustificata, il ministro non proferisce parola pur messo al corrente già di tutto. Così Strada dei Parchi esce allo scoperto e circa la chiusura del Gran Sasso sottolinea di aver scritto di nuovo al Mit e a otto istituzioni il 5 aprile, con il rinvio a giudizio, spiegando di essere costretta a chiudere, essendo reale il pericolo di un nuovo sversamento dei laboratori e quindi di un nuovo reato a suo carico. Qui Fabris puntualizza come la società non abbia responsabilità, ma con la chiamata in causa dalla magistratura è ovvio che non si voglia peggiorare la posizione.

Incredibile che cinque giorni dopo tale lettera di avviso, il ministero si sia limitato a rispondere che l’eventuale impermeabilizzazione del sito non fosse di competenza della concessionaria né della regione: Strada dei Parchi infatti gestisce il traffico ma nel traforo non può spostare nemmeno una pietra perché il sito con la doppia galleria del Gran Sasso è demanio di Stato.

Ancora più incredibile è però che ora lo Stato possa minacciare di togliere il business all’azienda autostradale, proprio dopo quelle rassicurazioni e non prevedendo il contratto mai e poi mai un intervento di SdP per mettere in sicurezza i laboratori di fisica nucleare.

 

twitter@ImpaginatoTw