Vi racconto tutti gli errori di Renzi (anche in Abruzzo): la sinistra vista da Melilla


L'ex deputato: "La democrazia sono i partiti. Senza partiti non c'è democrazia. E sul civismo vi dico che..."


di Lucia Rossini
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
10/07/2018 alle ore 13:03

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Gli errori di Matteo Renzi? Determinanti anche in Abruzzo per la vittoria dell'antipolitica. La democrazia? Sono i partiti. La Prima Repubblica? Una grande nostalgia. 

Sono alcune delle tracce sciorinate dall'ex deputato di Art1 Gianni Melilla che in questa conversazione con Impaginato.it perimetra non solo il nuovo corso del centrosinistra (anche abruzzese) ma lancia segnali di fumo verso chi ha ancora a cuore la politica delle scuole e dei contenuti ragionati e non sloganistici.

La scuola politica animata da Michele Fina può essere l’ultima scialuppa di salvataggio per il Pd abruzzese?

È un’iniziativa interessante…un’altra la sto mettendo in piedi io a Pescara e sarà incentrata sull’insegnamento di buoni maestri, tant’è che il primo corso della scuola politica, intitolata “Antonio Gramsci”, si chiamerà proprio “I buoni maestri”. Esamineremo la produzione intellettuale del pensiero di alcune persone che riteniamo possano essere il Pantheon di una nuova sinistra: ad esempio Karl Marx, Antonio Gramsci, Ignazio Silone, Lord Keynes, Giuseppe Di Vittorio, Don Lorenzo Milani. Illustreremo le loro opere e il loro pensiero dando un taglio molto culturale, ben consapevoli che la politica senza un fondamento culturale diventa un qualcosa che non suscita interesse nella gente.

Rapino come Renzi, oppure semplicemente Lega e M5s sono stati più forti?

In Abruzzo sono stati compiuti gli stessi errori commessi a livello nazionale. Renzi, purtroppo, non si è reso conto che più andava avanti con la sua supponenza, arroganza intellettuale e politica, e più il suo intento iniziale, ascrivibile alla politica della rottamazione, del cambiamento radicale negli assetti e nel pensiero della sinistra italiana, si trasformava in un cerchio magico, venato dalla malinconia di rapporti opachi con il potere economico-bancario che hanno inevitabilmente allontanato i ceti popolari, che invece devono essere l’espressione più genuina della sinistra. In Italia è stato compiuto questo errore, in Abruzzo mi sembra non ci sia stato il coraggio di battere strade diverse, coraggio che tuttavia non ho visto in nessun’altra regione del nostro Paese.

Quanto ha influito l’ultima consiliatura regionale?

Direi assolutamente in modo irrilevante, perché lo scontro è avvenuto sui grandi temi nazionali, come quello della strumentalizzazione di una sorta di odio popolare nei confronti di chi è potente. Come diceva Dostoevskij, “il popolo ama la caduta dei potenti”. In questo caso, i potenti sono stati individuati nell’establishment economico-finanziario e anche politico. Tutto questo calderone ha poi alimentato il vento dei partiti che hanno, in modo secondo me molto volgare, interpretato questo sentimento che in sé è giusto, ossia quello di spostare gli interessi della politica verso i ceti popolari. Tutto ciò è però stato tradotto in modo inaccettabile sia dal Movimento 5 stelle sia dalla Lega Nord.

È in crisi il sistema-partiti oppure è il centrosinistra abruzzese ad aver sbagliato idee e uomini?

Renzi ha fatto un errore gravissimo, ovvero acconsentire a una politica che ha criminalizzato i partiti. Ha tentato di sconfiggere l’anti-politica mitigandone le asprezze. È al Partito democratico che si deve una delle leggi più nefaste a mio avviso, ossia l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. È chiaro che se in brutta copia si portano avanti le proposte dei partiti alfieri dell’antipolitica, non vedo perché tra la brutta copia e la bella copia il cittadino non dovrebbe scegliere la seconda.

Personalmente ritengo che la democrazia siano i partiti. Senza partiti non c’è democrazia. Ho una grande nostalgia per la Prima Repubblica, quando andavo in giro per Pescara e vedevo a Piazza Salotto la sede di un partito illuminato e così in altre strade della città. La Democrazia Cristiana, il Partito Comunista e il Movimento Sociale avevano decine e decine di sedi in cui si veicolava la partecipazione politica. Credo che bisognerebbe tornare, in chiave moderna, ai partiti. La rete, da sola, non può veicolare la partecipazione di milioni di persone. La grammatica della politica deve essere ispirata dalla sobrietà, dall’onestà del linguaggio, dalla verità dei fatti. Siamo in un momento storico in cui la politica è inquinata dalla rozzezza e dalla menzogna.

La vittoria di D'Alberto a Teramo è magra consolazione o punto di ripartenza?

È un punto di ripartenza importante, perché D’Alberto è un giovane che è riuscito a coalizzare attorno a sé il meglio del civismo democratico e di sinistra. Tale parola, civismo, è la chiave per riassemblare una situazione abbastanza compromessa. Attraverso il civismo, cioè le specifiche che abbiano una chiarissima connotazione dei valori del centrosinistra e della sinistra, possiamo riappassionare molte persone che hanno bisogno di impegnarsi non con i soliti schemi.

C’è bisogno di un vento nuovo e il risultato di Teramo va in controtendenza sia a livello regionale sia nazionale, dimostrando che è possibile ripartire, individuando persone serie, idee e pensieri nuovi. La vittoria di Teramo è una rondine e naturalmente, una rondine non fa primavera. Per far sì che lo sia, bisogna aspettare che tornino centinaia rondini e mi auguro che nell’arco di qualche tempo riusciremo a reinnescare un meccanismo di partecipazione che rinnovi la buona politica, secondo l’insegnamento di buoni maestri.

 

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