Almirante e Romualdi, ecco il ricordo della destra abruzzese


Trent'anni fa morivano a distanza di poche ore i due leader


di Laura Battista
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
01/06/2018 alle ore 17:33

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Trent’anni fa, a distanza di poche ore, nel 1988, morivano Pino Romualdi il 21 maggio e il giorno dopo, Giorgio Almirante. La destra italiana perdeva dunque simultaneamente i suoi riferimenti carismatici. Ecco il ricordo della destra abruzzese.

Secondo l'ex parlamentare Fabrizio Di Stefano “purtroppo entrambi hanno lasciato ben poco alla destra italiana, in quanto la loro eredità di passioni ed ideali sfortunatamente non si ritrovano nel sistema attuale, basti pensare al tradimento di Fini e di chi lo circondava, che ha condotto inesorabilmente alla fine di un mondo come quello auspicato da questi due pilastri della destra italiana”.

E aggiunge: “Ritengo che la grandezza di un personaggio si evidenzi da come il suo pensiero sia estremamente attuale nonostante il passare degli anni: è il caso del pensiero almirantiano che mai come in questo momento appare utile, necessario, esemplare, in questo continuo stallo, con un tira e molla costante tra differenti forze politiche. Nella loro Repubblica quello che accade oggi non sarebbe mai accaduto, ma ci sarebbe stato un solo Presidente che avrebbe creato un governo legittimo; invece oggi assistiamo ad una diaspora dei partiti di centro-destra e all’abbandono di quei solidi principi che guidarono la destra italiana più di 30 anni fa. Almirante ci ha lasciato in eredità un importante insegnamento, che purtroppo però non viene seguito: anteponeva l’importanza della pace della nazione alla vittoria del suo partito politico; un altro suo pensiero fa infatti riferimento all’Europa come nazione dei popoli e non un’Europa economica. Questi pensieri sono davvero attuali e sarbbero utili alla politica italiana odierna”.

Etelwardo Sigismondi, Coordinatore abruzzese Fdi, ritiene che Almirante abbiaa lasciato in eredità alla politica italiana “tanto, davvero tanto: ha lasciato alla politica innanzi tutto un grande senso di appartenenza alla nazione, con attenzione particolare alla salvaguardia, in primis, dell'interesse degli italiani”. Inoltre “ha testimoniato che è possibile fare politica in maniera onesta, coerente, disinteressata, leale e ha declinato una politica a servizio del popolo italiano e attenta in particolare alle nuove generazioni”.

Il Segretario (così era chiamato) in momenti difficili come gli anni settanta, i cosiddetti “anni di piombo”, ha animato una politica sempre di confronto e mai di scontro. “Ha lasciato l'attualità del suo pensiero: dalla critica, lungimirante, alla istituzione delle regioni, alal necessità di costruire un’Europa dei popoli, fino alle richieste di una revisione della Costituzione in senso presidenziale ed il superamento del bicameralismo perfetto. Almirante e Romualdi sono due grandi punti di riferimento della storia della Destra Italiana. Fratelli d'Italia ha avuto il merito di non disperdere questa tradizione politica, riuscendo a proiettarla nel futuro. Visti i risultati elettorali che continuano, dalla nostra nascita, a premiare Fratelli d'Italia con un costante aumento di consensi, per il futuro non parlerei tanto di necessità di "reiventarsi", quanto di continuare il lavoro iniziato, seguendo gli insegnamenti Almirantei e di Romualdi, soprattutto nel garantire, per la nostra Italia, sempre una proposta politica fondata sulla serietà e sulla modernità”.

Per Carola Profeta, Dipartimento Famiglia e Vita Regione Abruzzo, Regione Abruzzo - Fratelli d'Italia “nelle ultime settimane guardo spesso gli interventi di Almirante e cerco di immaginare cosa oggi lui avrebbe fatto, sarebbe andato al governo con M5S e Lega? Sarebbe rimasto all'opposizione? Avrebbe scelto Berlusconi o Salvini come vero alleato? Sinceramente non lo so, perché è vero che tutto farebbe pensare ad un’unica risposta, ma oggi siamo nel 2018 e la storia oggi, dice altro”.

E aggiunge: “L'Italia è cambiata, gli italiani sono cambiati, l'Europa è cambiata, il mondo è cambiato. Se penso a questa frase detta da Almirante "La destra o è coraggio o non è, è libertà o non è, è nazione o non è, così vi dico adesso, la destra o è Europa o non è. E vi dico qualcosa di più: l'Europa o va a destra o non si fa", occorre che la destra rimanga salda nelle sue profonde radici cristiane ma deve necessariamente guardare all'oggi e al domani, non a ieri”.

 

LA STORIA

Nel dicembre 1946 entrambi fondarono l’Msi; avevano guidato il partito portandolo ad una fortunata crescita e solidità elettorale, passando poi le redini ad una nuova classe dirigente, con a capo il giovane segretario, Gianfranco Fini. Furono dunque i fautori di un rinnovamento necessario che anni dopo si concretizzò con la nascita di Alleanza nazionale. “L’apertura” di Romualdi ed Almirante consentì di “saltare” due generazioni per assicurare un futuro consistente alla creatura che avevano fondato e guidato.

Oggi però non rimane molto del “sogno” romualdiano ed almirantiano. A destra pare mancare un solido aggregato politico, come dimostrano le recenti vicende ed è probabile che l’attuale sistema favorisca nuove sintesi tra differenti forze politiche.

Romualdi in un articolo del 28 agosto 1986, osservava che “non la sinistra è mancata al funzionamento della nostra democrazia, ma la destra. Di sinistra in Italia ce n’è stata e ce n’è fin troppa… È la destra che non c’è”. E concludendo si augurava che essa “deve essere una vera forza politica, capace di essere in concreto una grande e determinante forza di opposizione, ma nello stesso tempo, e non a parole, una vera forza di alternativa”.

A loro è stato dedicato un momento di ricordo in occasione di un convegno organizzato a Roma dalla Fondazione An, con il presidente della Fondazione An, Giuseppe Valentino, il senatore Domenico Gramazio, il giornalista e storico Adalberto Baldoni, il giornalista e scrittore Massimo Magliaro, che fu a lungo capo ufficio stampa del Msi e stretto collaboratore di Almirante.

Valentino, inaugurando i lavori del convegno, ha rimarcato che Almirante e Romualdi sono “due grandi della nostra storia, due figure simbolo della destra italiana”. Il presidente della Fondazione An ha poi ricordato la grande commozione per la loro scomparsa: “Sembrava che il mondo, il nostro mondo dovesse finire. Poi però il loro insegnamento e il loro esempio hanno consentito alla nostra comunità di andare avanti”. Valentino ha anche sottolineato come la consapevolezza e la fierezza dell’appartenenza politica caratterizzassero Romualdi.

Almirante è quello che, mentre Romualdi era in clandestinità, ha organizzato concretamente il partito. Sorgevano sezioni anche nei paesi sperduti. Era una organizzazione territoriale ramificata. E proprio questa organizzazione permise ad esempio al Msi di salvarsi, molti anni dopo, nel 1976, dalla scissione di Democrazia nazionale.

Almirante e Romualdi si integravano in modo esemplare: Magliaro ha sottolineato nel suo intervento come il loro modo di intendere la politica non era «parallelo ma convergente». Erano diversi ma focalizzati sull’unità del partito e sulla saldezza dei suoi valori fondanti. “Romualdi ha “inventato” il partito in un momento drammatico. Almirante invece il partito lo ha “fatto” con l’apostolato in tutta Italia”, ha continuato Magliaro.

Almirante e Romualdi sono stati anche esempi di etica pubblica: “Ci hanno insegnato a stare in piedi con la schiena dritta. Il partito è un “ordine di credenti” diceva Almirante. La loro idea del partito andava al di là della politica”, ha aggiunto Magliaro, concludendo: “Dobbiamo cercare di custodire la memoria di questa storia perché è l’unica storia con cui possiamo sperare di rinascere domani”.

 

 

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