Vi racconto le 99 Cannelle per 99 Castelli


Un bagno di bellezza nella Fontana simbolo di un grandioso progetto di unità civile



Una rubrica nata con l’intento di irrorare di nuova linfa e rinnovata consapevolezza quel legame profondamente identitario che intercorre tra le genti d’Abruzzo e le bellezze territoriali, tra tradizioni millenarie, patrimonio culturale ed ambientale, non poteva non toccare quello che, con la Basilica di Collemaggio, contende il ruolo di monumento simbolo di quella splendida città d’arte che è il nostro capoluogo regionale, L’Aquila: la Fontana delle 99 Cannelle.

Anticamente detta anche Fonte della Rivera per il luogo in cui si erge (una delle zone più antiche del centro storico, nella parte più bassa della città, nei pressi del fiume Aterno), venne eretta sull’antico castello di Acquili, che diede nome alla città stessa.

La fonte si sviluppa sul perimetro trapezoidale della piazza, la cui pianta ne va dunque a delineare la forma. Una trecentesca lapide collocata nella parte centrale ci narra della fondazione della stessa, avvenuta nel 1272, e ci fornisce anche il nome dell’architetto, tale Tancredi di Pentima, cui l’opera era stata commissionata dal Governatore de L’Aquila, Lucchesino Aleta. Destinata sin dalle origini a pubblico lavatoio, rimasto in funzione fino ai primi decenni del Novecento, il monumento è oggi l’esito dei diversi interventi subiti nei vari periodi storici.

Le tre alte pareti sono scandite dallo splendido rivestimento a scacchiera dal colore bianco e rosato di fattura Quattrocentesca realizzato con pietre provenienti dalle cave di Genzano di Sassa, come per la Basilica di Collemaggio, mentre è tra il 1582 e il 1585 che è possibile collocare la conclusione del lato sinistro, realizzato su progetto di Alessandro Ciccarone. Ulteriori interventi interessarono la fontana nel 1744, quando in occasione di un primo restauro, resosi necessario dopo il sisma del 1703, si procedette anche alla realizzazione del lato destro, dal caratteristico sapore barocco; al 1934 è invece ascrivibile la recinzione dell’intera area ed il generale riordino del piazzale.

99 Cannelle: una per ognuno dei 99 castelli del contado che, durante il XIII secolo, decisero di unirsi per dare vita ad una grande “città madre”, che sarebbe divenuta l’attuale L’Aquila. Così narra la leggenda, quella di una grandiosa e rivoluzionaria progettazione urbanistica che vide le popolazioni impegnate nella creazione, ognuna nell’area di propria competenza, di una piazza con fontana ed annessa chiesa, nuclei originari dai quali si sarebbero sviluppati i vari quartieri e, via via, l’intero impianto cittadino. I mascheroni sarebbero dunque un omaggio alle 99 piazze, fontane e chiese che l’Aquila possiederebbe; la finalità allegorica degli stessi è indubbia, sebbene vivi siano i riferimenti a personaggi reali quali monaci, dame, cavalieri e caricature di illustri signori, tra le quali spicca una particolarissima testa di pesce, collegabile alla leggenda di Colapesce e, quindi, Federico II, che contribuì alla creazione della città.

Le cannelle collocate sul parapetto, con getto d’acqua diretto nella sottostante vasca di raccolta, sono i realtà 93, mentre le restanti 6 sgorgano, senza volto annesso, sul lato destro, e sono con ogni probabilità una aggiunta di recente epoca atta a suffragare il leggendario racconto.

La Fontana delle 99 Cannelle è ad oggi uno dei monumenti più rappresentativi d’Abruzzo per la sua valenza artistica, storica ed ingegneristica, per la preziosa architettura d’insieme e per il mistero che vi aleggia intorno, legato a doppio filo con quello della fondazione della città stessa: un indiscusso esempio di bellezza ed una preziosa testimonianza di un ambizioso progetto di unità civile.

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