Viva la storia, abbasso la storia: la Macedonia è Grecia e la dignità non è in vendita


La questione sociopolitica sul nome non è un problema bilaterale tra Skopje e Atene, ma è affare geopolitico molto più ampio



La posta in gioco, a questo punto, è più di un nome o di una rivendicazione storica. Riguarda il peso specifico che due fazioni in campo vorrebbero avere sul costone balcanico, il nuovo Eldorado del vecchio continente.

Sull'attribuzione alla Fyrom del nome Macedonia c'è qualcuno oltre oceano che sta soffiando sulla cenere per far montare altro fuoco?

Partiamo dai fatti. Ieri 100mila persone hanno sfilato per le strade di Salonicco contro l'attribuzione del nome Macedonia, che è una regione della Grecia, alla neonata repubblica Fyrom. La gente protesta perché, di fatto, ormai da anni qualcuno ha deciso di dare fiato ad un clamoroso falso storico, attribuendo fatti, personaggi e popoli ad un luogo che evidentemente aveva ed ha un'altra rispettabile storia. Ma non quella di Alessandro Magno.

Qui non ci sono cittadini di serie A o B, solo verità storiche e fake frutto di quella macro confusione che ha governato la regione nel post conflitto kosovaro.

Fyrom, acronimo di Former Yugoslav Republic of Macedonia, nel 1993 ha aderito all'Organizzazione delle Nazioni Unite ma con la spada di Damocle della disputa sul nome avviata dalla Grecia. Da nove anni Fyrom incassa relazioni positive dalla Commissione europea per l’avvio dei negoziati di adesione all’Ue, ma Bruxelles ha di fatto sino ad oggi ignorato il tentativo di riscrittura della storia.

Da anni ormai il professor Stephen Miller, docente presso l’Università della California e uno dei più importanti studiosi di archeologia del mondo, ha rivolto all'allora Presidente americano Barack Obama un appello assieme a più di 200 scienziati: chiedendo, nel rispetto della pari dignità di popoli e storie, di non cambiare però il corso di fatti e personaggi.

Ecco che la provincia settentrionale della Grecia per tremila anni è stata epitetata Macedonia e non si capisce perché adesso quel nome debba passare ad un altro Stato, solo per giochi di geopolitica o perché qualcuno intende fabbricare un passato per una nazione di fresca costituzione. Tra l'altro Alessandro Magno si considerava un discendente di Achille ed Ercole e il suo maestro, un certo Aristotele, non gli impartiva lezioni certamente in lingua diversa dal greco.

Quindi oggi perché attribuire alla Fyrom il nome di Macedonia che invece attiene alla terra greca? La stabilizzazione e lo sviluppo dei Balcani è un doppio obiettivo che tutti si auspicano, al pari di investimenti mirati, di nuove opportunità per le imprese e per il mercato del lavoro.

Ma qui la partita è proprio un'altra: c'è qualcuno che sta tentando di revisionare la storia per altri interessi, moltiplicando gli scontri tra civiltà e culture che non hanno proprio nessuna intenzione di scontrarsi.

I greci, con i mille problemi che hanno alla voce crisi economica, crediamo proprio che abbiano voglia di affrontare un'altra battaglia? E perché allora hanno invaso le strade di Salonicco?

Evidentemente, ma è solo una modesta opinione, perché visto che gli hanno praticamente tolto tutto, finanche la libertà di fumare una bionda (la crisi è accertato ha fatto crollare il fumo per motivi economici e non di libera scelta) non digeriscono che gli si sottragga anche quella storia che è stampata a caratteri cubitali sui libri e che amministratori sciatti e ministri senza scrupoli stanno barattando per un tozzo di pane.

Eccolo l'orgoglio dei greci: li si può accusare di tutto, di evasione fiscale, di truffe per le Olimpiadi del 2004 in combutta con le note multinazionali che per questo sono ancora a processo ad Atene, di aver speso più di quello che avevano, di aver pagato fior di tangenti a Berlino per le forniture di armi così come rivelato ai magistrati dall'ex direttore della Difesa greca.

Ma non li si può accusare di non avere dignità. Quella non la casserà neanche la troika.

 

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