Quel derby tra discariche e termovalorizzatori: che ne pensano le intellighenzie d'Abruzzo?


Parlano Gianfranco Giuliante (Ncs), Augusto De Sanctis (Forum H2O), Francesco Stoppa (geologo)



Discariche, termovalorizzatori, combustioni e differenziata. La querelle che non avrà mai fine sulla scelta migliore bloccata da una politica che non vuole decidere per timore di un climax discendente elettorale e una educazione civica ancestralmente maldestra.

 

LA DIATRIBA

Ci si chiede perché l'indirizzo è quello di creare un numero sempre maggiore di discariche a discapito dei termovalorizzatori. Anche la Capitale, che sparge urbi et orbi e soprattutto in Abruzzo i propri rifiuti, pare che dopo le elezioni si regalerà due nuove discariche: "E' un atteggiamento che si vive in tutti quanti i luoghi dove non c'è una cultura complessiva di quello che è il ciclo dei rifiuti – ha detto responsabile dipartimenti Lega-Ncs Abruzzo, Gianfranco Giuliante -. In molte città italiane ci sono dei termovalorizzatori anche all'interno delle città, a cominciare da città amministrate dalla Sinistra, mentre in Abruzzo c'è stata questa scelta che per certi versi, diciamo così, blocca un po' i meccanismi sul territorio. Qui ci sono ancora delle discariche che hanno una loro capienza e quindi continua ad andare avanti in questa direzione perché nessuno vuole assumersi alcuna responsabilità. E' un problema che prospetticamente va affrontato".

 

SINDROME NIMBY "A TARGHE ALTERNE"

"La sindrome Nimby frena l'Abruzzo a targhe alterne perché poi quando si fanno le riunioni delle varie Regioni, magari si accetta che il termovalorizzatore sia in Molise al confine con l'Abruzzo come se una manciata di metri di distanza fossero chissà quale tipo di garanzia. D'altra parte – conclude Giuliante - c'è una previsione rigidissima per quelle che sono le modalità di costruzione dei termovalorizzatori e quindi se c'è una legge dello Stato che le prevede con certe caratteristiche bisogna anche ipotizzare che ci sia complessivamente e in base alle esigenze una scelta che debba essere consequenziale".

 

LA DIFFERENZIATA E' LA VERA ALTERNATIVA

Augusto De Sanctis del Forum H20 non ritiene esistente la dualità: "Una volta che si attiva una raccolta differenziata e molti Comuni abruzzesi sono fortemente efficienti non rimarrebbe nulla per un inceneritore, un impianto che poi ha bisogno di una quantità di rifiuti consistente e quindi il termovalorizzatore non concorre più con la discarica, ma con la differenziata. Inoltre è un impianto altamente inquinante ed emette grandi quantità di anidride carbonica e andrebbero evitati per il contributo ai cambiamenti climatici: non è un caso che la UE ha inserito gli inceneritori tra le soluzioni peggiori".

Quindi secondo De Sanctis, anche grazie alla raccolta differenziata, in Abruzzo non produciamo tutto questo quantitativo di rifiuti tale da giustificare un termovalorizzatore.

 

ABBIAMO COSTRUITO MOLTO E MALE

Costruire nuove cose, quindi, non se ne parla proprio ma per De Sanctis dobbiamo farle funzionare meglio e anche, in alcuni casi, chiudere o delocalizzare e ricucire le ferite del territorio: "In Italia basta girare intorno alla Pianura padana e vedere una delle regioni con maggior tasso di smog in Europa che superano gli standard ambientali fissati dall'Unione Europea. Abbiamo perso in Abruzzo il 50% delle acque sotterranee tutto derivante da una pressione antropica capillarmente diffusa: quindi abbiamo costruito troppo e male in Abruzzo e molti impianti industriali non sono adeguati sia come localizzazione, sia come gestione".

 

SCELTA NON PER MOTIVI RAZIONALI O SCIENTIFICI

Ci poniamo tanti quesiti quando si parla di rifiuti, soprattutto perché si intersecano e si sovrappongono tematiche inerenti l'ecologia, la salute e, ovviamente, la politica. "Le discariche dovrebbero accogliere solamente il prodotto finale di un processo di accurata separazione dei materiali che nel ciclo dei rifiuti possono essere recuperati laddove questo sistema funzioni, ma in Italia, in genere, non funziona – osserva il professor Francesco Stoppa, geologo e docente dell'Università "d'Annunzio" di Chieti -. Visto che abbiamo un cattivo indifferenziato, anche per colpa di noi cittadini, che contiene molto materiale combustibile e che non dovrebbe avere (plastiche, carta), possono essere bruciati in questi termovalorizzatori, per usare un termine eufemistico, perché sono in realtà camere di combustione in cui i prodotti vengono bruciati con la produzione di tutta una serie di sostanze chimiche e polveri pericolose. Non c'è un motivo razionale o scientifico: a seconda che predomini la volontà di fare soldi con questo affare dei termovalorizzatori o invece ci sia disponibilità di terreni dove creare discariche si fa una scelta dettata da condizioni locali e condizioni politiche".

 

LA RISPOSTA ALL'ALTERNATIVA: L'ARRETRATEZZA

I rifiuti, pertanto, "sono un sottoprodotto del malcostume – spiega il professor Stoppa - perché non ci sarebbe la necessità di produrre così tanti rifiuti se l'industria, alla base, si desse delle nuove regole sugli imballi, sulla biodegrabilità o su misure che comunque implichino un processo civile che in Italia ancora non abbiamo, mentre in altri Paesi questo succede da quasi trent'anni". Quindi la questione della scelta tra discarica o termovalorizzatore come si riassume? "Con una sola parola: arretratezza, chiosa il noto geologo.

 

SERVE UN CAMBIAMENTO

"E' il momento di cambiare metodo e comportamento e capire che non è l'ambiente ormai a essere inquinato, ma siamo noi stessi a essere colpiti: non è più un problema esterno, ma interno. Non si può dare la colpa solo agli amministratori, ai politici, agli imprenditori, - conclude Stoppa -, ma a noi tutti cittadini perché non facciamo abbastanza. Il problema però rimane uno: come facciamo per quello che abbiamo già combinato oltre a ciò che combineremo?".

Una domanda terribile per noi e per le generazioni future.

 

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