A Chieti è "polemica della mangiatoia": tutte le voci del pasticcio sul Presepe


Emiliano Vitale replica al sindaco: "Ma l'integrazione non è mettere un personaggio con la pelle nera nel Presepe"



Probabilmente non passerà nel dimenticatoio la "polemica della mangiatoia" sollevata nei giorni scorsi a Chieti. Già, perché al di là dei vari significati iconografici e filosofici che sono stati attribuiti alla vicenda è apparsa evidente la strumentalizzazione politica di alcune affermazioni.

 

LA VICENDA

Gli organizzatori del Presepe Vivente di Chieti del quartiere centrale della Civitella, rendono noti i nomi dei protagonisti della Sacra Famiglia di Nazareth. Joy Peter, giovane nigeriana e sua figlia Princess di sette mesi saranno la Madonna e Gesù Bambino.

"La scelta dei protagonisti del presepe vivente per noi è altamente simbolica" – aveva spiegato Luca Fortunato il responsabile della struttura "Capanna di Betlemme" di Chieti gestita dall'associazione Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi – , perché la vita vissuta dei protagonisti "rappresentano una rinascita, una resurrezione, un ritorno alla vita: associarli alla Natività ci è sembrato naturale".

Ma la spiegazione ad alcuni non è piaciuta: la Madonna e il Bambino dalla pelle scura strappati al racket della tratta hanno fatto infuriare la locale sezione di Forza Nuova che ha accusato gli organizzatori del presepe di blasfemia e propaganda elettorale.

 

IL SINDACO: POLEMICHE VERGOGNOSE E STRUMENTALI

Il sindaco Umberto Di Primio, chiamato in causa da Forza Nuova non ci sta e rigetta le accuse: "Sono orgoglioso di come la città con la grande partecipazione alla 23ma edizione del Presepe Vivente abbia risposto alle vergognose polemiche sollevate da taluni sulla impersonificazione della Madonna da parte di una donna nigeriana. Trovo vergognoso fare polemiche e strumentalizzare il Presepe Vivente per bassi interessi politici e di parte. Di Madonne nere nella storia dell'iconografia cristiana ne sono state annoverate tante e diverse. Molte di queste sono diventate famose nella tradizione dei cristiani e diffuse e venerate in tutto il mondo".

Inoltre specifica che il Presepe "non vuole rappresentare i personaggi sacri come corpi naturali o fisici ma come evocazioni spirituali, come segni viventi della presenza di Dio nella storia" e che "se "il verbo di Dio si è fatto carne" non è importante che sia femminile o maschile ma che in ogni persona si riconosca il suo volto e lo si ami".

 

MA L'INTEGRAZIONE E' UN'ALTRA COSA

"Per par condicio che dovremmo fare? Mettere il burqa alla Madonna durante la processione del venerdì Santo?" osserva ironicamente Emiliano Vitale, consigliere Comunale e Provinciale di Chieti di Forza Italia. "L'integrazione non è mettere un personaggio con la pelle nera nel Presepe. Questa non è assolutamente integrazione. L'integrazione si vive, giorno dopo giorno, attraverso il rispetto delle persone, dei loro costumi e del loro credo, reciprocamente, per permettere una convivenza interculturale e multirazziale".

E chiarisce: "La Madonna e la sua bambina erano bellissime, non sto giudicando loro, sto giudicando la strumentalizzazione dell'evento dall'una e dall'altra parte: mettere una Madonna nera o criticare una Madonna nera in un periodo vicino le elezioni vuol dire solo ed esclusivamente strumentalizzare un evento".

 

IL PRESEPE INVITA A TORNARE ALLE ORIGINI

"Il Presepe è la rappresentazione di Dio che si è fatto uomo in maniera semplice e anonima" – spiega Don Emilio Lonzi, direttore dell'Ufficio Liturgico Diocesano Pescara-Penne. "Quello del colore della pelle è davvero un problema che non esiste: sapete quante centinaia di statue della Madonna sono all'interno della Basilica dell'Annunciazione a Nazareth e tutte con fattezze diverse. Ogni uomo e donna si rivede non nei tratti somatici, ma in quell'amore della madre per un figlio. E quel bambino che noi da sempre immaginiamo biondo con gli occhi azzurri, probabilmente per provenienza geografica aveva occhi e capelli scuri. Ripeto, credo che non rappresenti davvero un problema".

"La natività di Gesù ha stravolto quelli che erano i prototipi del tempo: se pensate che i primi ad arrivare nella grotta furono i pastori. I pastori, che erano giudei, erano considerati i peggiori: non andavano al tempio, erano persone di malaffare ed erano giudicati non credibili davanti ai tribunali: insomma oggi come allora, Gesù si manifesta per primo agli ultimi, agli impuri e invita a tornare alle origini".

 

LO STORICO

Ma storicamente cosa sappiamo veramente della madre di Gesù? Sappiamo che era una giovane ragazza ebrea, simbolo di grazia e di virtù, ma che nei Vangeli appare solo in 152 versetti. Ci aiuta a comprendere meglio questa figura il professor Enrico Galavotti, docente di Storia del Cristianesimo dell'Università "G. d'Annunzio" di Chieti:

"Quello che sappiamo di lei è quello che ci viene tramandato dai Vangeli canonici a cui si aggiungono altri testi come quelli apocrifi. Le fonti che abbiamo ce la qualificano come un personaggio certamente importante, non secondario, ma ovviamente con tutti i limiti sociali che potesse avere in sé il ruolo di una donna nella società dell'epoca. E' un personaggio che prende la parola, che interviene come durante le Nozze di Cana in occasione del primo miracolo di Gesù. Lo stesso racconto della nascita di Gesù i compositori dei vangeli lo hanno ottenuto come tradizione orale che deve essere stato per forza tramandato da Maria. Nel corso dei secoli, man mano che il culto di Maria si è sviluppato all'interno della Chiesa primitiva c'è stata anche l'oggettiva necessità di definire un suo ruolo rispetto alla teologia cristiana che è andata di pari passo con la figura di Gesù attraverso i vari Concili. E' pertanto una figura molto importante e centrale nello sviluppo del Cristianesimo".

 

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